Torre del Greco, il boomerang del sorteggio degli scrutatori: raffica di assenze, bloccati 30 seggi
Mirko Gallo, capogruppo del M5S a palazzo Baronale
FLOP PER LA CROCIATA DEL M5S
24 marzo 2026
FLOP PER LA CROCIATA DEL M5S

Torre del Greco, il boomerang del sorteggio degli scrutatori: raffica di assenze, bloccati 30 seggi

Alberto Dortucci

Torre del Greco. Doveva essere il segnale di discontinuità, la bandiera della trasparenza sventolata dagli esponenti locali del M5S. Si è trasformato – numeri alla mano – in un boomerang capace di rallentare le operazioni elettorali e creare diversi grattacapi alla macchina organizzativa del Comune.

Il sistema del sorteggio degli scrutatori – introdotto in quota parte per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo – ha mostrato tutte le sue crepe proprio nel momento decisivo: il giorno dell’insediamento dei seggi.

Un vero e proprio flop, certificato dai dati ufficiali delle sostituzioni e dalle relazioni interne degli uffici di palazzo Baronale. Su 324 scrutatori complessivi, sono state necessarie 45 sostituzioni. Un numero già in grado da solo di fotografare una difficoltà diffusa e trasversale.

Ma il dato realmente negativo riguarda la «provenienza» delle assenze: solo quattro sostituzioni hanno interessato scrutatori nominati direttamente su indicazione politica, mentre la «bellezza» di 26 sostituzioni hanno coinvolto addetti ai seggi scelti tramite sorteggio.

Una sproporzione capace di racconta meglio di qualsiasi polemica politica l’inadeguatezza del metodo caldeggiato – a dispetto delle norme nazionali – dagli esponenti locali del M5S.

Perché se l’obiettivo dichiarato era quello di garantire maggiore equità e partecipazione, il risultato è stato un rallentamento delle procedure con seggi costretti a rincorrere sostituzioni last minute per aprire regolarmente le porte agli elettori. In alcuni casi, la situazione ha assunto contorni paradossali: sono state necessarie fino a quattro chiamate consecutive per individuare uno scrutatore disponibile. Un effetto domino che ha inevitabilmente inciso sui tempi di avvio delle operazioni elettorali.

Non solo. Tra gli scrutatori sorteggiati si sono registrate anomalie difficili da ignorare: dieci nominativi risultavano fuori dai requisiti previsti, tra  quattro ultra 75enni e sei cittadini residenti all’estero seppure ancora formalmente iscritti all’albo. Un ulteriore elemento che ha complicato il lavoro degli uffici, costretti a intervenire in corsa per sanare situazioni incompatibili con la normativa.

Il risultato finale è quello evidenziato dalla dirigente del settore elettorale Luisa Sorrentino: circa 30 seggi si sono trovati in una condizione di incertezza, con assetti non definitivi fino all’ultimo momento.

Una criticità che, pur senza compromettere l’esito del voto – culminato con la netta affermazione del No – ha messo sotto pressione l’intera organizzazione.

La «crociata» per il sorteggio, dunque, rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio. E a Torre del Greco il referendum sulla giustizia si è chiuso con una lezione politica tutt’altro che marginale: la (presunta) trasparenza – senza organizzazione – può finire per inceppare perfino una collaudata macchina elettorale.

@riproduzione riservata