Abusata da sieropositivo e morta per Aids, i giudici assolvono l’imputato
IL PROCESSO
25 marzo 2026
IL PROCESSO

Abusata da sieropositivo e morta per Aids, i giudici assolvono l’imputato

Assolto perché il fatto non costituisce reato
Pietro Costante

Assolto perché “il fatto non costituisce reato”. Si chiude così, davanti alla Corte d’Assise di Napoli, uno dei processi più delicati degli ultimi anni legati alla diffusione del virus HIV. Imputato era Nicola Conte, 65enne di Ischia, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale per aver, secondo l’accusa, trasmesso consapevolmente il virus attraverso rapporti non protetti alla moglie – oggi in cura – e a un’amica della donna, morta di AIDS nel novembre 2017.

 

Una sentenza che segna un punto di rottura rispetto all’impostazione della Procura, che aveva chiesto una condanna a 24 anni ritenendo l’uomo pienamente consapevole della propria sieropositività e quindi responsabile di aver deliberatamente esposto le partner al contagio. Per i giudici, invece, è mancata la prova del dolo: Conte avrebbe sì trasmesso il virus, ma senza avere coscienza del proprio stato di salute. Le motivazioni saranno depositate entro 45 giorni, ma il nodo centrale è già chiaro: l’assenza dell’elemento soggettivo necessario per configurare il reato più grave.

 

Il processo era stato segnato da momenti di forte impatto emotivo. Durante la requisitoria dello scorso 11 marzo erano stati proiettati i video-denuncia della vittima, una donna polacca arrivata in Italia per lavorare, che raccontava dal letto d’ospedale la propria storia di malattia, violenze e silenzi.

 

“Mi prese a pugni e mi violentò… è successo più volte”, dichiarava, spiegando di non aver denunciato per paura e per la propria fragilità economica.Inizialmente all’imputato erano contestati anche i reati di violenza sessuale e lesioni, ma entrambi sono caduti in prescrizione nel corso del procedimento. Resta quindi solo il capitolo legato alla diffusione del virus, su cui si è giocato l’esito del processo.Una vicenda complessa, sospesa tra diritto, scienza e responsabilità individuale, che lascia aperti interrogativi profondi: sul confine tra colpa e dolo, sulla tutela delle vittime e su quanto sia difficile, in casi come questo, dimostrare la consapevolezza di chi trasmette una malattia potenzialmente letale.