Referendum, parla Gratteri: “Contro di me un clima feroce”
IL PROCURATORE
25 marzo 2026
IL PROCURATORE

Referendum, parla Gratteri: “Contro di me un clima feroce”

"Campagna referendaria feroce e brutale con attacchi personali, ma ora è il momento di voltare pagina"
Andrea Ripa

“È stata una campagna referendaria feroce e brutale, con attacchi personali e una forte esposizione mediatica”. Così il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, commenta il clima che ha accompagnato la recente consultazione sulla giustizia, conclusasi con la vittoria del “No”.Nonostante le tensioni, il magistrato invita a voltare pagina: “Ho spalle larghe, ma adesso è giusto guardare avanti. Serve riportare il confronto su toni più seri e costruttivi, nell’interesse delle istituzioni e dei cittadini, che chiedono una giustizia davvero efficiente”.

 

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Secondo Gratteri, l’esito del voto rappresenta un segnale chiaro: “Quella riforma è stata percepita come un atto di arroganza, concepito per punire i magistrati. I cittadini hanno capito che non riguardava solo aspetti tecnici, ma principi fondamentali, e hanno scelto di difendere la Costituzione”. Un’affluenza del 60%, sottolinea, dimostra quanto la questione sia stata sentita: “Non è stata una consultazione tecnica, ma una scelta cruciale per l’equilibrio del Paese”.

 

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Alla base della vittoria del “No”, per il procuratore, ci sono due fattori principali: la volontà diffusa di tutelare la Carta costituzionale e la percezione di ambiguità nel testo della riforma. “Ora devono prevalere dialogo e confronto – aggiunge – riportando la discussione su un piano istituzionale, fatto di rispetto reciproco e attenzione ai contenuti”.Gratteri ribadisce però che la giustizia italiana ha comunque bisogno di interventi concreti. “La priorità è semplificare le procedure. Occorre rafforzare gli organici, sia dei magistrati sia del personale amministrativo, e investire seriamente nella digitalizzazione degli uffici”.

 

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Fondamentale anche una migliore organizzazione del lavoro: “Servono riforme pragmatiche, condivise e coerenti con i principi costituzionali, capaci di rendere il sistema più efficiente senza comprometterne l’indipendenza”, dice in un’intervista al Fatto Quotidiano.

 

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Il magistrato esclude qualsiasi spirito di rivalsa: “Non ci sono conti da saldare, ma un dialogo istituzionale da recuperare, nel rispetto dell’autonomia della magistratura e del ruolo della politica”.Infine, uno sguardo al futuro: “La speranza è che si apra una fase nuova, più matura. Ho molta fiducia nei giovani: vanno ascoltati. Sono il presente del nostro Paese”.