“Il Tempo Ritrovato“: il cinema che dà voce alla memoria di Pompei
CINEMA E TERRITORIO
25 Marzo 2026
CINEMA E TERRITORIO

“Il Tempo Ritrovato“: il cinema che dà voce alla memoria di Pompei

Concluso il film di Annarita Borelli con la supervisione di Enrico Vanzina: un viaggio poetico tra passato e presente, tra rovine di Pompei e i luoghi simbolo del tempo che resiste.
Rita Inflorato

Si sono concluse a Parco Archeologico di Pompei le riprese de “Il tempo ritrovato“. Quando la memoria diventa eternità, film scritto e diretto da Annarita Borelli, con la supervisione artistica di Enrico Vanzina.

L’opera non è un semplice racconto del passato, ma un viaggio poetico nella memoria, vista come qualcosa di vivo, capace di riemergere negli sguardi, nei gesti e nei segni che il tempo non riesce a cancellare. Al centro della storia c’è una giovane cineasta che attraversa luoghi sospesi tra storia e immaginazione, scoprendo che la memoria non appartiene solo ai reperti, ma continua a vivere in ciò che ancora riesce a parlarci.

Le riprese si sono svolte tra il Parco Archeologico di Pompei, una domus pompeiana e la spiaggia di Rovigliano, nel territorio di Torre Annunziata. In questo contesto, gli spazi diventano parte integrante del racconto: non semplici scenari, ma presenze vive che accompagnano lo spettatore in un dialogo continuo tra passato e presente.

Il film celebra il cinema come custode della memoria e dell’eternità, capace di dare voce ai luoghi, alle assenze e alle emozioni che attraversano il tempo. A guidare lo spettatore sarà la voce di Luca Ward, insieme a un cast composto da Gino Rivieccio, Veronica Olivier, Fabrizio Nevola, la stessa Annarita Borelli e Alessio Sica. La fotografia è firmata da Claudio Zamairon.

La prima proiezione ufficiale è prevista per il 6 giugno al Teatro Grande degli scavi di Pompei, nell’ambito del Festival Internazionale del Cinema di Pompei, che ha commissionato l’opera come proprio manifesto visivo.

SINOSSI:

Nel silenzio sospeso del Parco Archeologico di Pompei, una giovane cineasta (Veronica Olivier) cammina tra le rovine alla ricerca di immagini e suoni capaci di raccontare il tempo. Non cerca una verità precisa, ma il senso profondo della memoria. A introdurla in questo percorso è un custode del Parco (Gino Rivieccio).

Successivamente incontra un archeologo (Fabrizio Nevola), figura sospesa tra realtà e mistero, che le rivela un’idea fondamentale: la memoria non è qualcosa che si trova, ma qualcosa che ci raggiunge. Pompei continua a vivere perché c’è ancora chi sa ascoltarla.

L’incontro con i calchi di due amanti diventa un momento intenso e rivelatore. Da lì, la città sembra prendere vita: il passato riemerge in una visione in cui una coppia del 79 d.C. si ama e crea mosaici destinati a durare nel tempo. Il loro gesto diventa simbolo di ciò che resta: un amore che continua a vivere, oltre ogni distanza.

Il tempo ritrovato è così un racconto semplice e poetico sulla forza del cinema nel conservare ciò che il tempo vorrebbe cancellare, e un omaggio alla memoria dei luoghi e al potere dello sguardo.