Castellammare. Scarichi abusivi in mare, sequestrato un cantiere navale
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26 marzo 2026
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Castellammare. Scarichi abusivi in mare, sequestrato un cantiere navale

L'operazione della Capitaneria di Porto in uno stabilimento di Varano
Tiziano Valle

Prosegue senza sosta l’attività di contrasto ai reati ambientali nel bacino idrografico del Sarno. Nelle ultime ore, i militari della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia hanno portato a termine un importante intervento in località Varano, ponendo sotto sequestro un intero cantiere navale operante in totale spregio delle normative vigenti.

 

L’officina fantasma

L’operazione ha permesso di individuare un’area di circa 1.500 metri quadrati adibita ad attività di cantieristica navale ad alto impatto ambientale. All’interno del perimetro, i militari hanno scoperto un ulteriore deposito di 300 metri quadrati, utilizzato come officina meccanica dal responsabile della struttura. L’intera area è risultata completamente abusiva. A testimoniare la piena operatività del sito, la Guardia Costiera ha rinvenuto 18 imbarcazioni in rimessa, pronte per interventi di manutenzione che avvenivano senza alcuna tutela per l’ecosistema circostante.

 

Disastro ambientale

Il quadro emerso dagli accertamenti tecnici è allarmante. Secondo quanto ricostruito dai militari sono stati contestati: emissioni e scarichi, la struttura era priva di autorizzazioni per le emissioni in atmosfera e scaricava le acque reflue industriali direttamente nell’ambiente, senza alcun titolo autorizzativo; contaminazione del suolo, il piazzale era sprovvisto di pavimentazione adeguata e di impianti per la regimentazione delle acque meteoriche; scarichi abusivi, le acque di dilavamento venivano smaltite illegalmente senza sistemi di depurazione o trattamento preventivo, con un altissimo rischio di inquinamento per il suolo e le falde acquifere vicine.

 

La stretta delle Procure

Il sequestro non è un episodio isolato, ma rappresenta uno dei primi frutti del Protocollo d’intesa sottoscritto il 17 dicembre 2025. L’accordo vede unite le Procure di Torre Annunziata, Nocera Inferiore e Avellino, insieme all’Arpac e alle forze di polizia, con un obiettivo comune: la repressione sistematica dell’inquinamento del fiume Sarno e dei suoi affluenti. Al responsabile della struttura sono stati contestati i reati di deposito incontrollato, gestione non autorizzata di rifiuti e violazione delle norme sugli scarichi idrici e le emissioni.