Morte di Domenico, in procura infermieri e medici non indagati: acquisiti i video dei cellulari
Si intensificano le indagini sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto di cuore fallito all’Ospedale Monaldi. La Procura di Napoli e i Nas stanno ricostruendo ogni passaggio di quella drammatica giornata del 23 dicembre 2025, quando il cuore destinato al bambino arrivò danneggiato dal ghiaccio secco. Tutti i sanitari presenti in sala operatoria, ma non indagati, sono stati ascoltati dagli investigatori.
Un passaggio ritenuto cruciale per chiarire eventuali responsabilità e anomalie nella gestione del trapianto. Parallelamente, gli inquirenti hanno acquisito la relazione della Polizia Stradale di Napoli che, quel pomeriggio, scortò l’équipe medica giunta in aereo da Bolzano, dove poche ore prima era stato effettuato l’espianto dell’organo.
Al centro dell’inchiesta non c’è solo la catena di trasporto del cuore, ma anche ciò che è accaduto in sala operatoria. Oggi il pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante ha conferito l’incarico ai consulenti tecnici per eseguire la copia forense del cellulare di un’infermiera, non indagata, sul quale sarebbero presenti video e fotografie scattati durante l’intervento. Materiale che potrebbe rivelarsi determinante per comprendere tempi, modalità e decisioni prese durante l’operazione.
L’inchiesta si muove su un doppio binario. Da un lato, la contestazione di falso nei confronti del cardiochirurgo Guido Oppido e della sua vice Emma Bergonzoni, accusati di aver modificato gli orari relativi all’inizio del prelievo del cuore malato del bambino. Dall’altro, entrambi risultano tra i sette medici indagati anche per omicidio colposo in concorso.
Un elemento, quello degli orari, che per gli investigatori potrebbe essere decisivo: stabilire con precisione la sequenza temporale degli eventi significa capire se vi siano stati ritardi, errori o omissioni tali da compromettere l’esito del trapianto.

