A Salerno niente Campo Largo: il Pd con De Luca, il M5s contro
A due mesi dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Salerno, il quadro politico appare ormai definito. Salvo colpi di scena, saranno sei i candidati sindaco pronti a contendersi la guida della città, in una competizione che si preannuncia particolarmente frammentata. A catalizzare l’attenzione è il ritorno sulla scena politica cittadina di Vincenzo De Luca, figura storica della politica campana. La sua candidatura ha contribuito a rendere più dinamico e articolato lo scenario elettorale, segnando una netta differenza rispetto al cosiddetto “modello Napoli”, che in passato aveva favorito una convergenza più ampia.
De Luca sarà sostenuto da Partito Democratico — che tuttavia non presenterà il proprio simbolo — insieme a Psi e Verdi, oltre alle tradizionali liste civiche della sua coalizione.Sul fronte del Movimento 5 Stelle, la scelta è ricaduta sull’avvocato Franco Massimo Lanocita, appoggiato anche da Sinistra Italiana e da diverse realtà civiche e associative, tra cui Terra Socialista, Salerno in Comune e Comitato Salute e Vita. Un’area che aveva tentato a lungo di costruire un’alternativa unitaria, senza però riuscire a superare le divisioni interne.
Nell’area moderata si inserisce la candidatura dell’ingegnere Armando Zambrano, sostenuto da un’ampia coalizione che comprende Azione/Oltre, Casa Riformista/Italia Viva, Noi di Centro, Popolari e Moderati, Ali per la Città e Forza Salerno.
Le spaccature hanno interessato anche il centrodestra. Forza Italia ha scelto di appoggiare il progetto civico moderato di Zambrano, mentre Fratelli d’Italia, insieme alla Lega e a Noi Moderati, ha candidato il docente universitario Gherardo Maria Marenghi.Completano il quadro degli aspiranti sindaco Mimmo Ventura, sostenuto da Dimensione Bandecchi, e Alessandro Turchi, in corsa con la lista civica Salerno Migliore.Una competizione aperta e senza un chiaro favorito, che si giocherà sul filo delle alleanze e della capacità dei candidati di intercettare il consenso in un elettorato sempre più frammentato.

