Torre Annunziata, un centro per minori nel bene confiscato alla camorra: il progetto
La riqualificazione
26 marzo 2026
La riqualificazione

Torre Annunziata, un centro per minori nel bene confiscato alla camorra: il progetto

Uno spazio di aggregazione per ragazzi e famiglie in via Cuparella
Antonio Di Martino

Un atto formale che apre la strada alla trasformazione di un bene confiscato: a Torre Annunziata indetta la procedura per il progetto di via Cuparella, primo passo verso un centro sociale per minori e famiglie. Il Comune di Torre Annunziata ha avviato la Conferenza dei servizi decisoria per il riutilizzo dell’immobile confiscato alla criminalità organizzata in via Cuparella 21, un passaggio tecnico-amministrativo indispensabile per acquisire tutti i pareri necessari e procedere verso l’approvazione del progetto di fattibilità.

 

Non si tratta ancora dell’inizio dei lavori, ma di una fase propedeutica cruciale che dovrà verificare la compatibilità urbanistica, paesaggistica e strutturale dell’intervento, oltre a sciogliere i nodi legati alle difformità edilizie emerse e ai vincoli presenti sull’area, compresa la collocazione nella zona rossa del Vesuvio e la tutela paesaggistica vigente. L’edificio, sviluppato su più livelli e collocato in una zona di confine tra centro storico e periferia, è destinato a diventare un centro di aggregazione per minori e famiglie con ambulatorio sociale, un presidio pensato per rispondere a criticità radicate come dispersione scolastica, disagio giovanile e carenza di servizi.

 

Il progetto, elaborato da Agrorinasce con il supporto del Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II, prevede una rifunzionalizzazione completa degli spazi: al piano terra un’area di accoglienza aperta al quartiere, ai livelli superiori ambienti per attività educative, laboratori, colloqui con operatori sociali e spazi ludico-ricreativi, fino all’ultimo piano dove troverà posto una sala polifunzionale destinata a eventi e iniziative culturali. Tra gli elementi più caratterizzanti spicca la cosiddetta “lanterna”, un volume architettonico pensato per rendere l’edificio riconoscibile anche visivamente e segnare una netta discontinuità con il passato, accompagnata dalla rimozione degli elementi decorativi legati all’estetica sfarzosa tipica delle abitazioni riconducibili ai clan. Il quadro economico stima un investimento complessivo di oltre 536mila euro, con risorse da reperire attraverso bandi regionali, nazionali o europei destinati alla rigenerazione dei beni confiscati.

 

Questo passaggio rappresenta quindi la fase chiave per trasformare l’intervento da ipotesi progettuale a operazione concreta, verificando condizioni e fattibilità prima della fase esecutiva. In un’area segnata da anni di degrado e tensioni, l’iter amministrativo appena avviato segna l’inizio di un percorso che punta a restituire alla città uno spazio con funzione pubblica e sociale, con tempi e modalità che saranno definiti proprio all’esito delle valutazioni degli enti coinvolti e delle eventuali prescrizioni tecniche che emergeranno nel corso dell’istruttoria, passaggio decisivo per sbloccare l’intervento e consentire l’avvio delle successive fasi operative.