Castellammare. Inquinamento del Sarno, sequestro parziale per un’azienda chimica
IL PROVVEDIMENTO
28 marzo 2026
IL PROVVEDIMENTO

Castellammare. Inquinamento del Sarno, sequestro parziale per un’azienda chimica

Controlli alle ditte lungo le sponde del fiume
Tiziano Valle

La morsa dello Stato attorno alle fonti di inquinamento del fiume Sarno si stringe ancora. Dopo i blitz dei giorni scorsi nei cantieri navali, l’attenzione degli inquirenti si è spostata sul comparto chimico. Questa mattina, i militari della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia e il Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) di Napoli hanno dato esecuzione al sequestro d’urgenza di una porzione dello stabilimento “Chimica Stingo s.r.l.”, situato in via Ripuaria, a pochi passi dalle sponde del fiume.

 

Gli accertamenti

L’operazione, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, ha portato alla luce una gestione irregolare degli spazi esterni dell’azienda, specializzata nella lavorazione e stoccaggio di prodotti chimici. Secondo quanto accertato dai militari, l’attività produttiva non si limitava ai locali autorizzati ma debordava in un’area esterna di circa 100 metri quadrati, ufficialmente catalogata come “Area Comune di Manovra”. Qui, gli inquirenti hanno rinvenuto oltre 100 fusti in plastica contenenti residui chimici di lavorazione, depositati senza alcuna copertura o protezione contro sversamenti accidentali.

 

L’accusa

Il cuore dell’illecito riguarda però il destino dei liquidi: in assenza di sistemi di regimentazione per le acque di prima pioggia, i reflui industriali scivolavano per pendenza direttamente sulla sede stradale di via Ripuaria, finendo inevitabilmente nel vicino Sarno. L’ipotesi di reato contestata è quella di scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione.

 

Il Protocollo del Sarno

Il sequestro della “Chimica Stingo” non è un episodio isolato, ma un tassello del Protocollo d’Intesa siglato il 17 dicembre 2025. Un patto “blindato” tra le Procure di Torre Annunziata, Avellino e Nocera Inferiore, insieme all’ARPAC e alle forze di polizia, nato con un obiettivo unico: mappare e neutralizzare ogni scarico illegale che soffoca il bacino idrografico del Sarno.

 

Controlli serrati

L’intervento odierno segue di poche ore altre operazioni di rilievo che hanno scosso il settore della nautica stabiese:Solo due giorni fa, i carabinieri del NOE hanno apposto i sigilli a un’area di 60.000 metri quadrati. Nel mirino, la manutenzione delle imbarcazioni effettuata direttamente sul suolo, con vernici e solventi che filtravano nel terreno e nella rete fognaria collegata al fiume. Un altro blitz della guardia costiera ha portato al sequestro di un’officina meccanica di 1.500 metri quadrati, risultata completamente abusiva e priva di sistemi di depurazione per le acque di piazzale.

 

Tolleranza zero

La strategia della Procura appare chiara: tolleranza zero per chiunque consideri il Sarno una discarica a cielo aperto. Mentre le indagini proseguono per accertare ulteriori responsabilità, il messaggio inviato al tessuto produttivo locale è inequivocabile: il risanamento ambientale non è più una promessa, ma un’operazione di polizia in pieno svolgimento.