Cento anni senza Giovanni Amendola: la Camera commemora il martire della libertà
IL RICORDCO
28 marzo 2026
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Cento anni senza Giovanni Amendola: la Camera commemora il martire della libertà

Il prossimo 15 aprile l'Aula di Montecitorio renderà omaggio al fondatore de "Il Mondo" a un secolo dalla morte. Intellettuale liberale e antifascista della prima ora, fu ucciso dalla violenza squadrista dopo una vita spesa per la democrazia
Marco Cirillo

La Repubblica onora uno dei suoi padri morali più nobili e meno celebrati. Il prossimo 15 aprile, la Camera dei deputati ospiterà una commemorazione ufficiale per Giovanni Amendola, il politico e giornalista napoletano che cento anni fa pagò con la vita il suo rifiuto categorico di piegarsi alla dittatura nascente. L’iniziativa istituzionale punta a restituire centralità a una figura che ha incarnato la resistenza parlamentare al fascismo nel momento più buio della storia nazionale del Novecento, lasciando un’eredità civile che ancora oggi interroga le fondamenta delle nostre istituzioni democratiche.

 

Nato a Napoli nel 1882, figlio di un garibaldino, Amendola rappresentò l’archetipo dell’intellettuale europeo: un autodidatta dalla curiosità enciclopedica che, pur partendo dagli studi di matematica, seppe formarsi attraverso il giornalismo e il dibattito filosofico. Fondatore della rivista “Il Mondo”, divenne rapidamente il punto di riferimento per quell’area liberale che non accettava compromessi con le squadracce di Mussolini. La sua non era solo un’opposizione politica, ma una scelta etica profonda, maturata attraverso la scrittura e il confronto costante, che lo portò a essere uno dei primi a denunciare la deriva autoritaria del Paese.

 

Il destino di Amendola si compì nel solco di una violenza metodica. Dopo l’omicidio di Giacomo Matteotti, il leader liberale fu tra i principali protagonisti della cosiddetta “secessione dell’Aventino”, il tentativo estremo delle opposizioni parlamentari di delegittimare il regime rifiutando di partecipare ai lavori dell’aula. Una scelta che lo rese il bersaglio principale della furia fascista. Nel 1925, Amendola subì una brutale aggressione da parte delle squadre d’azione, i cui postumi lo portarono alla morte, avvenuta in esilio a Cannes il 7 aprile 1926. Una fine lenta e dolorosa che ne ha consacrato il nome tra i martiri della libertà italiana.

 

Sulla sua tomba, un’epigrafe sintetica e potente recita: “Qui vive Giovanni Amendola, aspettando”. È una frase che, come sottolineato dalla Fondazione Giorgio Amendola e dall’Associazione Lucana in Piemonte Carlo Levi, racchiude l’essenza della sua esistenza: l’attesa di un’Italia libera, di un Paese democratico e di un futuro sottratto all’oscurantismo. Quell’attesa, durata decenni, ha trovato parziale compimento nella nascita della Repubblica, ma la commemorazione di Montecitorio serve a ricordare che la democrazia non è mai una conquista definitiva, bensì un esercizio quotidiano di memoria e responsabilità.

 

L’evento del 15 aprile non sarà dunque una semplice celebrazione formale, ma un momento di riflessione sulla visione politica coerente e coraggiosa di un uomo che seppe guardare oltre il suo tempo. In un presente spesso dominato dalla rapidità del consenso, la lezione di Amendola – fatta di studio, rigore intellettuale e fermezza morale – risuona come un monito necessario. La sua storia ci ricorda che la libertà ha un prezzo altissimo e che le istituzioni hanno il dovere di onorare chi, come lui, ha permesso a quel futuro “aspettato” di diventare il nostro presente.