Napoli. Spararono 11 colpi contro due giovani, arrestati due minorenni
Non è stata una lite passeggera, né un incidente fortuito. Quello avvenuto lo scorso 18 gennaio in largo Totò, nel cuore del Rione Sanità, è stato un vero e proprio agguato dalle modalità mafiose, eseguito con una ferocia che spaventa ancora di più perché impressa su volti di adolescenti. La Polizia di Stato ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per due minorenni, accusati di tentato omicidio e detenzione abusiva di armi. Undici colpi per uccidere Secondo quanto ricostruito dagli uomini della III Sezione della Squadra Mobile, le due vittime – anch’esse giovanissime – stavano transitando a bordo di uno scooter quando sono entrate nello slargo. La reazione del gruppo presente sul posto è stata immediata e coordinata: mentre alcuni cercavano riparo, almeno due ragazzi hanno estratto armi diverse e fatto fuoco. Un volume di fuoco impressionante: 11 bossoli repertati a terra. I due bersagli sono finiti in ospedale in condizioni critiche: il primo è stato colpito al torace, riportando un pneumotorace causato da una ferita aperta; il secondo è stato raggiunto da due proiettili al braccio sinistro.
Le indagini
Le immagini delle telecamere di videosorveglianza sono state decisive per inchiodare i sospettati, ricostruendo il tragitto dei killer e il momento esatto dell’assalto. Resta ancora oscuro il movente, ma il contesto sembra essere quello dello scontro tra bande emergenti per il controllo del territorio o per “sgarri” maturati nel sottobosco criminale della zona.
Una scia di sangue
L’arresto dei due minorenni per i fatti del Rione Sanità è solo l’ultima tessera di un mosaico tragico. Napoli sta vivendo una recrudescenza della violenza giovanile che ha già lasciato sul campo diverse vittime, in particolare nel 2024 quando hanno perso la vita nel giro di poche settimane prima il 15enne Emanuele Tufano e poi il 19enne Santo Romano.
L’allarme delle istituzioni
I numeri parlano chiaro: nel primo semestre del 2025 e nei primi mesi del 2026, la soglia dello scontro si è alzata. Non si tratta più solo di bullismo o microcriminalità, ma di un esercito di “baby-invisibili” pronti a premere il grilletto per futili motivi o per logiche di clan che ricalcano quelle dei boss adulti. I due indagati per l’agguato di largo Totò si trovano ora nel carcere di Nisida, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Ma mentre la giustizia fa il suo corso, la Sanità e il resto di Napoli si interrogano su come fermare questa pioggia di piombo che sta cancellando il futuro di un’intera generazione.

