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29 marzo 2026
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Dissesto idrogeologico: un’emergenza che chiede prevenzione | IL VIDEO

Le fragilità del nostro territorio: esperti a confronto
Giovanna Salvati

Il territorio dei Monti Lattari e della Penisola Sorrentina rappresenta uno dei paesaggi più affascinanti d’Italia, ma anche uno dei più fragili. La conformazione geologica, la presenza di versanti ripidi, l’urbanizzazione spesso disordinata e l’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi rendono quest’area particolarmente esposta al dissesto idrogeologico.
Negli ultimi anni, episodi di frane e smottamenti hanno messo in evidenza una vulnerabilità che non può più essere ignorata. Un tema delicato ma che va affrontato senza girarsi dall’altra parte o attendere le emergenze per intervenire. Lo sanno bene luminari del settore che ospiti alla trasmissione Talk_Metropolis hanno tracciato una fotografia nitida e per certi versi, seppur preoccupante, hanno lanciato un appello chiaro alle istituzioni. Loro sono il professore ordinario di geotecnica all’Università Partenope di Napoli Stefano Aversa, il presidente dei geologi campani Lorenzo Benedetto e a portare la sua testimonianza il sindaco di Pimonte Francesco Somma.

Un territorio fragile per natura e per mano dell’uomo
I Monti Lattari, dorsale calcarea che separa il Golfo di Napoli da quello di Salerno, sono caratterizzati da pendii scoscesi e da una rete di canaloni naturali che, in caso di piogge intense, convogliano rapidamente grandi quantità d’acqua verso valle.
La Penisola Sorrentina, costruita in gran parte su terrazzi e costoni, soffre della stessa fragilità. A questo quadro naturale complesso si aggiungono decenni di antropizzazione: costruzioni in aree a rischio, scarsa manutenzione del territorio, abbandono delle pratiche agricole tradizionali che un tempo contribuivano alla stabilità dei versanti.

 

Gli episodi recenti tra Vico Equense e Castellammare di Stabia

Negli ultimi mesi, la cronaca ha riportato diversi episodi di frane lungo la Strada Statale 145 e nelle aree collinari tra Vico Equense e Castellammare di Stabia. Smottamenti improvvisi, caduta massi e cedimenti di costoni hanno causato interruzioni stradali, disagi per residenti e turisti e, in alcuni casi, evacuazioni preventive. Questi eventi, pur non essendo nuovi per la zona, stanno diventando più frequenti e più intensi, segnale evidente di un equilibrio idrogeologico sempre più precario.

 

La prevenzione come unica strategia efficace
Di fronte a un territorio così vulnerabile, la prevenzione non è un’opzione ma una necessità. Le istituzioni locali e regionali hanno un ruolo cruciale nella pianificazione e nella gestione del rischio. I piani di protezione civile comunali e regionali devono essere aggiornati, realistici e conosciuti dalla popolazione.
Non basta redigerli: occorre testarli, divulgarli e integrarli con sistemi di monitoraggio continuo dei versanti e delle aree più esposte. Un altro elemento fondamentale è la manutenzione ordinaria. La pulizia dei canali di scolo, dei valloni e delle caditoie urbane è un intervento semplice ma decisivo per evitare che le piogge intense trasformino corsi d’acqua minori in torrenti distruttivi. La cura del territorio, spesso trascurata, è la prima forma di difesa.

 

Le lezioni di Niscemi e Sarno: moniti da non dimenticare
La storia italiana è purtroppo segnata da tragedie legate al dissesto idrogeologico. Il caso di Sarno, nel 1998, resta uno dei più drammatici: colate di fango devastarono interi quartieri causando decine di vittime.
Un evento che avrebbe dovuto rappresentare una svolta nazionale nella gestione del rischio, ma che ancora oggi non ha prodotto un cambiamento sufficiente. Più recente è quanto accaduto a Niscemi, in Sicilia, dove frane e smottamenti hanno messo in ginocchio intere comunità, isolando abitazioni e infrastrutture. Anche in quel caso, la combinazione di piogge eccezionali e mancata manutenzione ha mostrato quanto sia fragile il rapporto tra territorio e sicurezza.

 

Un futuro possibile solo con una visione condivisa
Il dissesto idrogeologico non è un destino inevitabile. È un fenomeno che può essere mitigato attraverso una strategia integrata: prevenzione, manutenzione, monitoraggio, educazione civica e investimenti strutturali. I Monti Lattari e la Penisola Sorrentina meritano un futuro in cui la bellezza del paesaggio non sia oscurata dalla paura di frane e alluvioni. Serve una responsabilità collettiva: delle istituzioni, dei cittadini, delle comunità locali.
Perché la sicurezza del territorio non è un intervento straordinario, ma un impegno quotidiano. E solo così sarà possibile proteggere un patrimonio naturale e umano che non ha eguali.

 

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