Il grido di Papa Leone nella Domenica delle Palme: «Dio rifiuta la guerra, non usate il Suo nome per uccidere»
DOMENICA DELLE PALME
29 marzo 2026
DOMENICA DELLE PALME

Il grido di Papa Leone nella Domenica delle Palme: «Dio rifiuta la guerra, non usate il Suo nome per uccidere»

Durante l’omelia in Piazza San Pietro, il Pontefice lancia un monito durissimo contro i conflitti, cita don Tonino Bello e invoca la fine delle ingiustizie: «Le vostre mani grondano sangue, deponete le armi»
Marco Cirillo

Papa Leone ha scelto la piazza della Domenica delle Palme per lanciare un attacco frontale a chiunque provi a infilare Dio nelle proprie sporche logiche di guerra. Non c’è spazio per le interpretazioni: il Pontefice è stato categorico, urlando che nessuno può usare il nome del Padre per giustificare i massacri.

 

In una Piazza San Pietro gelata da un silenzio pesantissimo, ha avvertito chi imbraccia le armi che le loro preghiere non arrivano da nessuna parte, perché “le vostre mani grondano sangue”.

 

Dio non ascolta chi distrugge, ma rigetta ogni parola di chi semina morte.
Il Papa ha trasformato il racconto della Passione in un inventario dei dolori del mondo moderno, vedendo nelle piaghe di Cristo le ferite aperte degli uomini e delle donne di oggi.

 

Dietro il grido di Gesù sulla croce, Leone ha voluto far sentire il gemito di chi è schiacciato dalla violenza, di chi è malato, di chi è solo e di tutte le vittime civili che pagano il prezzo dei conflitti. È un appello alla pietà umana prima ancora che cristiana: “Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli”. Basta alibi, basta strategie militari sulla pelle dei deboli.

 

Per chiudere, ha preso in prestito le parole di don Tonino Bello per lanciare una profezia che sa di sfida. Ha parlato di ingiustizie che devono avere i giorni contati e di luci di guerra che devono spegnersi come crepuscoli. L’augurio è che questo inverno di sangue finisca e che le lacrime di chi soffre vengano asciugate come brina dal sole di primavera. Un messaggio secco, senza fronzoli, che punta dritto alla gola di chi continua a ignorare il grido della pace.