LA STORIA
29 marzo 2026
LA STORIA

A picco sul burrone, salvato dai carabinieri: «La sua vita più importante della nostra» | VIDEO

Un salvataggio che ha commosso l’Italia un abbraccio sicuro che è diventato il simbolo di chi opera in trincea
Giovanna Salvati

C’è un momento, nella vita di chi indossa una divisa, in cui il confine tra il dovere e l’istinto umano si dissolve. È accaduto tra Pozzano, una frazione di Castellammare e l’ingresso sul territorio di a Vico Equense, su un tratto scosceso dove la montagna cade a picco nel vuoto. Lì, un uomo di nome Raffaele ha rischiato di scomparire in un burrone, inghiottito da un passo falso e da un terreno traditore. Solo, per tre giorni, a fissare il mare. Con il fiato sospeso e con la vita sospesa. Avvolto tra i suoi mille pensieri, diventati macigni difficili da smaltire ma anche zavorra difficile da liberare nel blu di quel mare.

 

Mille volte avrà ripensato alla sua vita, ai suoi problemi, ai suoi errori, e alle sue richieste, anche di aiuto forse inascoltate. Ma all’alba di domenica ad impedire il peggio, un gesto semplice e potentissimo: un abbraccio. I suoi angeli custodi non hanno le ali, e seppur medaglie e gradi sul petto domenica hanno messo da parte la divisa e hanno dato spazio all’umanità. A raccontare il salvataggio di Raffaele i protagonisti ospiti a Talk_Metropolis. Ripercorre le tappe il capitano della compagnia di Sorrento Marco Gioia che spiega «ero in giro per controlli nei seggi elettorali quando siamo stati allertati da un gruppo di runner che avevano udito le urla». Di qui il sopralluogo quanto più vicino al dirupo per capire chi chiedesse aiuto «L’uomo era Raffaele, la cui scomparsa era stata denunciata a Vico Equense due giorni prima, abbiamo capito che fosse in pericolo e ho allertato i soccorsi». A coordinare le operazioni il maggiore della compagnia di Castellammare di Stabia Giuseppe De Lisa mentre sul posto i carabinieri dell’Aliquota Radiomobile di Castellammare di Stabia: Saverio Accardo, l’appuntato scelto Eddy Venturini.

 

Quando la pattuglia è arrivata, la situazione era già critica. Raffaele aveva perso l’equilibrio e stava scivolando verso il baratro. In quei secondi sospesi, i due militari non hanno esitato. «Abbiamo cercato prima di tranquillizzarlo, pochi secondi di complicità di sguardi con il capitano, per capire cosa fare. Ci siamo posizionati vicino a lui e lo abbiamo ascoltato». Il calpestio era di pochi centimetri e il terreno fragile e sconnesso, ogni passo sarebbe stato l’ultimo per tutti e tre. Ma loro non ci hanno pensato «il nostro interesse era lui e basta anche a costo della nostra vita». Uno si è mantenuto facendo pressione vicino la roccia per creare un punto stabile, l’altro si è spinto oltre il limite del sicuro, afferrando Raffaele con tutta la forza che aveva. È stato un abbraccio disperato, saldo, quasi feroce. Le braccia dei carabinieri hanno fatto da argine contro la gravità, contro la paura, contro la possibilità concreta che tutto finisse in tragedia.

 

Per lunghi istanti, i tre sono rimasti così: due militari a picco sul burrone, un uomo aggrappato alla vita grazie a loro. Quando finalmente sono riusciti a tirarlo su, Raffaele tremava. Non parlava, ma nei suoi occhi tra confusione e paura, anche la gioia di chi ha saputo dimostrare che la sua vita fosse importante così tanto da rischiarne altre. Un salvataggio che ha commosso l’Italia un abbraccio sicuro che è diventato il simbolo di chi opera in trincea e di chi oltre la divisa entra in punta di piedi con professionalità ed umanità nelle vite degli altri. Ogni giorno.

 

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