Bimbo ucciso a bastonate dal patrigno a Cardito, la madre condannata a 30 anni
LA SENTENZA
1 aprile 2026
LA SENTENZA

Bimbo ucciso a bastonate dal patrigno a Cardito, la madre condannata a 30 anni

Rideterminata la pena per la madre, escluso l’ergastolo. Confermata la condanna definitiva al compagno Tony Essobti Badre, autore materiale delle violenze
Marco Cirillo

La Corte di assise di appello di Napoli ha condannato a 30 anni di reclusione Valentina Casa, riconosciuta responsabile per omissione dell’omicidio del figlio Giuseppe Dorice e del tentato omicidio della figlia. La sentenza, emessa al termine del giudizio di secondo grado bis disposto dalla Cassazione, ridetermina la pena precedentemente fissata all’ergastolo. I giudici hanno escluso le aggravanti dei futili motivi e della crudeltà, elementi che avevano inciso nella precedente decisione, ridefinendo così il quadro sanzionatorio.

Pena definitiva per il patrigno
Resta invece definitiva la condanna all’ergastolo per Tony Essobti Badre, ritenuto l’autore materiale delle violenze che portarono alla morte del bambino. I fatti risalgono alla fine di gennaio 2019, nell’abitazione di Cardito, in provincia di Napoli, dove la donna viveva con il compagno e i tre figli. Secondo quanto ricostruito nel corso dei processi, l’uomo, infastidito dal rumore dei bambini mentre stava riposando, reagì con estrema violenza, colpendo ripetutamente Giuseppe e la sorella con un bastone. Il piccolo, di appena sette anni, perse conoscenza a causa delle lesioni riportate e morì poco dopo. La sorellina riuscì a salvarsi fingendo di svenire. Nel corso del nuovo giudizio di appello è stata ascoltata anche la figlia, oggi quattordicenne, la cui testimonianza è avvenuta in modalità protetta.

La vicenda giudiziaria
A distanza di anni, la giovane ha ricostruito quanto accaduto, offrendo un contributo ritenuto rilevante per la definizione delle responsabilità e per la valutazione del contesto familiare in cui maturò la violenza. Il procedimento ha avuto un iter articolato. In primo grado, Valentina Casa era stata condannata a sei anni di reclusione; la pena era stata poi elevata all’ergastolo nel primo appello. Successivamente, la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dal difensore Francesco Cappiello, aveva annullato la sentenza con rinvio, disponendo un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte di assise di appello. Nella decisione odierna, oltre alla rideterminazione della pena, è stata rigettata la richiesta di provvisionale avanzata dalle parti civili. La sentenza conferma la responsabilità omissiva della madre, ritenuta consapevole delle violenze e non intervenuta per impedirle. Rimane una vicenda segnata da una violenza estrema consumata in ambito domestico, che ha sollevato nel tempo interrogativi sul ruolo degli adulti e sulla tutela dei minori.

Lo scenario
La pronuncia della Corte interviene su un caso già profondamente radicato nella memoria collettiva, ridefinendone gli esiti giudiziari senza attenuarne la gravità. Il dispositivo letto in aula conclude un passaggio giudiziario complesso ma non esaurisce il rilievo pubblico del caso, che negli anni ha alimentato il dibattito su prevenzione, segnalazioni e responsabilità condivise nei contesti familiari a rischio. Resta centrale il tema della capacità di intercettare per tempo situazioni di violenza domestica, soprattutto quando coinvolgono minori, e di attivare strumenti di protezione efficaci. In questo senso, la vicenda di Cardito continua a rappresentare un riferimento nel confronto tra istituzioni, operatori sociali e sistema giudiziario.