Il caso della morte di Domenico, i genitori dei bimbi cardiopatici: “Riaprire la chirurgia al Monaldi”
Cresce la preoccupazione tra le famiglie dei piccoli pazienti cardiopatici in cura presso l’ospedale Ospedale Monaldi, sempre più spesso costrette ad affrontare trasferimenti verso strutture fuori regione, in particolare all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Attraverso una nota congiunta, i familiari denunciano una situazione divenuta ormai insostenibile, chiedendo con forza “il ripristino, dove possibile, delle attività chirurgiche complesse presso il Monaldi” e “l’attivazione urgente di misure di supporto economico per i trasferimenti”. Alla base della protesta, non solo le difficoltà sanitarie, ma anche il peso economico e organizzativo che grava interamente sui nuclei familiari.
“Trasferimenti improvvisi, spese di viaggio, soggiorni prolungati lontano da casa e costi quotidiani – sottolineano – stanno mettendo in ginocchio le famiglie, senza che al momento sia previsto alcun sostegno strutturato da parte dell’azienda sanitaria”. I disagi non si fermano all’aspetto economico. Le famiglie evidenziano infatti “la mancanza di chiarezza sulle tempistiche e sulle modalità dei trasferimenti”, oltre all’assenza di un adeguato supporto organizzativo. A ciò si aggiungono difficoltà pratiche rilevanti: la gestione del lavoro, degli altri figli e della vita quotidiana lontano dalla propria città.
Particolarmente duro è anche l’impatto psicologico: “Lo spostamento forzato in un momento già estremamente delicato rappresenta un trauma ulteriore”, spiegano i genitori, che si trovano ad affrontare un percorso già complesso senza punti di riferimento stabili. A rendere ancora più incomprensibile la situazione, secondo quanto denunciato, è il passato recente del reparto di cardiochirurgia del Monaldi, considerato per anni un’eccellenza nel Sud Italia.
Sotto la guida del dottor Oppido, ricordano, il reparto è stato in grado di garantire continuità assistenziale e alti standard qualitativi anche in contesti difficili. “Oggi – concludono – percepiamo un arretramento significativo nella capacità di risposta del sistema sanitario, che si traduce in disagi concreti per i pazienti più fragili”. Le famiglie chiedono ora interventi immediati da parte delle istituzioni sanitarie, affinché venga ripristinata un’assistenza adeguata sul territorio e venga garantito un supporto concreto a chi è costretto a curarsi lontano da casa.

