De Laurentiis: “Il calcio italiano ? ‘A pazziella ‘mmano ‘e criature”
È un Aurelio De Lauretiis scatenato quello intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio CRC, in seguito all’ennesima eliminazione della Nazionale dai Playoff dei Mondiali di Calcio: ”Il mio sentimento è chiaro da dieci anni. A me viene solo da sorridere, noi a Napoli abbiamo una bellissima espressione che usava sempre mio padre: ‘A pazziella mmano ‘e criature’. Abbiamo sempre detto che si gioca troppo e tutto questo distrugge i nostri calciatori. Oggi si continua a volere un campionato a 20 squadre, ma se tornassimo a 16 come negli anni 80, se abolissimo le Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, risparmieremmo i nostri giocatori, che sono un patrimonio da noi pagato, e avremmo il tempo per poter far allenare la Nazionale”
Gioco tattico e inefficace
De Laurentiis si chiede anche se il nostro attuale gioco sia efficace nei confronti delle altre potenze calcistiche mondiali: “Bisognerebbe cominciare a riflettere: il tatticismo di cui si bea il gioco italiano è propedeutico ad avere poi successo contro le altre Nazioni ? Sono anni che accuso che nel calcio italiano tutto è dormiente e che nulla si sposta, perché non spostando nulla, tutti vivacchiano: io non sono uno a cui piace vivacchiare”.
Malagò possibile svolta
ADL ha infine individuato nel modello Malagò un possibile punto di svolta: “A volte la politica dimentica che ci sono 28 milioni di tifosi, che sono anche elettori: il calcio è uno sport collettivo che muove tanti interessi ed anche anime. Uno come Malagò, abituato a fare sempre il meglio perché è un grande professionista e lo ha sempre dimostrato, è uno che può dare piuttosto che prendere, essendo anche dotato di una certa umiltà. Purtroppo nel mondo che ci circonda molti vogliono essere lì per prendere, senza capire che per ricevere bisogna dare. Non c’è dubbio alcuno che se Malagò prendesse in mano il calcio italiano, quest’ultimo risalirebbe prestissimo la china. Se da domani mattina si ripartisse con lui, secondo me nel giro di un biennio saremmo forti nuovamente”.

