Bufera sulle elezioni di Nola: voti venduti a 60 euro. Ci sono 10 indagati
L'INCHIESTA
2 aprile 2026
L'INCHIESTA

Bufera sulle elezioni di Nola: voti venduti a 60 euro. Ci sono 10 indagati

Nel mirino le elezioni amministrative del 2022
Andrea Ripa

A Nola esplode un nuovo caso giudiziario legato alle elezioni amministrative del 2022. Dieci persone sono state rinviate a giudizio con l’accusa di aver partecipato a un sistema organizzato di compravendita di voti, in occasione delle consultazioni comunali che portarono all’elezione dell’attuale amministrazione.Il provvedimento è stato notificato dai carabinieri della compagnia di Nola su richiesta della Procura della Repubblica di Nola.

 

Secondo quanto emerso dalle indagini, gli imputati avrebbero offerto somme di denaro comprese tra i 60 e i 150 euro per convincere elettori a votare determinati candidati, alcuni dei quali poi effettivamente eletti.L’inchiesta ha preso il via da una denuncia-querela presentata da due cittadini. Da lì, gli investigatori hanno avviato una serie di accertamenti raccogliendo testimonianze e riscontri che avrebbero delineato un meccanismo ben strutturato.

 

Diversi elettori hanno raccontato di aver ricevuto denaro in cambio del proprio voto, ma anche promesse di favori successivi mai concretizzatisi. Un elemento, quest’ultimo, che avrebbe alimentato malumori fino a spingere alcuni di loro a rivolgersi ai carabinieri.Al centro dell’indagine anche la figura dei cosiddetti “procacciatori di voti”, intermediari incaricati di reclutare elettori. Per loro, secondo quanto ricostruito, il compenso sarebbe stato particolarmente consistente: circa 2mila euro ogni 100 voti garantiti, con un ulteriore bonus da mille euro in caso di esito positivo delle elezioni. Non solo soldi: tra le contropartite promesse figurerebbero anche posti di lavoro o interventi per evitare sfratti esecutivi, in particolare in situazioni di occupazioni abusive.Un sistema che, se confermato in sede processuale, delineerebbe un quadro grave di condizionamento del voto e di alterazione della libera espressione democratica. Le accuse riguardano infatti sia chi avrebbe offerto denaro per ottenere consenso elettorale, sia chi lo avrebbe accettato.

 

Ora la parola passa al tribunale, dove sarà valutata la fondatezza delle contestazioni mosse dagli inquirenti. Intanto, il caso riaccende i riflettori su una piaga mai del tutto debellata, quella del voto di scambio, che continua a rappresentare una minaccia concreta alla trasparenza e alla legalità delle competizioni elettorali, soprattutto nei contesti locali più esposti a pressioni e dinamiche clientelari.