Calzaturiero campano in affanno: nel 2025 l’export crolla del 12,3% sotto i colpi dell’instabilità globale
L’industria calzaturiera campana chiude un 2025 estremamente complesso, segnato da una flessione a doppia cifra delle esportazioni e da un progressivo indebolimento del tessuto produttivo locale. Secondo i dati preconsuntivi elaborati dal Centro Studi Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, la Campania ha registrato una contrazione del valore dell’export pari al 12,3% rispetto all’anno precedente, un dato sensibilmente più critico rispetto alla media nazionale, che è riuscita invece a contenere le perdite oltreconfine limitandole a un lieve -1,1%.
L’analisi dei mercati di sbocco per le calzature e la componentistica prodotte in regione rivela uno scenario di generale sofferenza. Tra le prime cinque destinazioni, che insieme rappresentano quasi il 60% delle vendite estere campane, solo la Germania mostra un timido segnale positivo con una crescita del 3,5%. Crollano invece i volumi verso la Slovacchia, che segna un pesante -49,9%, e si riducono sensibilmente le quote in Svizzera (-14,7%) e in Francia (-11,4%). Anche gli Stati Uniti, pur restando un partner fondamentale per l’alto di gamma, arretrano del 4,7%. Ancora più marcato il disimpegno della Russia, scivolata al nono posto con una perdita vicina al 23%.
Questo rallentamento commerciale ha avuto ripercussioni dirette sul fronte occupazionale e imprenditoriale del territorio. Nel corso dell’ultimo anno, la Campania ha visto la chiusura di 24 unità produttive tra calzaturifici e produttori di componenti, con una perdita di 169 addetti. Nonostante il ricorso alla cassa integrazione guadagni sia diminuito del 9,2% rispetto al 2024, il volume totale di ore autorizzate dall’INPS per la filiera della pelle resta drammaticamente alto: 6,3 milioni di ore, un dato che supera del 346,7% i livelli registrati nel periodo pre-pandemico del 2019, segnale di una crisi strutturale non ancora risolta.
A livello nazionale, il settore tiene grazie a un fatturato complessivo di 12,84 miliardi di euro, seppur in calo del 2,8%. La Presidente di Assocalzaturifici, Giovanna Ceolini, ha sottolineato come la resilienza del Made in Italy poggi sulla capacità di diversificare, con il Medio Oriente che compensa la frenata del Far East. Tuttavia, lo scenario futuro resta denso di incognite. La fase di stallo del mercato cinese, storicamente motore del lusso, costringe le imprese a ripensare radicalmente le proprie strategie. A queste difficoltà si aggiunge il timore per i nuovi conflitti in area mediorientale e, soprattutto, l’ombra del protezionismo americano.
L’introduzione di possibili barriere tariffarie in un mercato chiave come quello statunitense rappresenta oggi, secondo Ceolini, una delle minacce più concrete per la tenuta del comparto d’eccellenza italiano. In questo contesto di incertezza globale, la Campania appare come uno dei territori più esposti, chiamato a una profonda riorganizzazione per difendere la propria storica tradizione manifatturiera.

