Il messaggio del vescovo di Nola per la Pasqua: “Siamo chiamati a essere luce nella notte della guerra”
IL VESCOVO
2 aprile 2026
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Il messaggio del vescovo di Nola per la Pasqua: “Siamo chiamati a essere luce nella notte della guerra”

Le paroledi monsignore nel suo messaggio dal titolo "Come cantare l'esultanza pasquale nella notte della guerra?"
Andrea Ripa

Nel tempo segnato da conflitti, paure e fragilità sociali, la Pasqua si propone come una luce capace di illuminare anche le ombre più profonde della storia. È questo il cuore del messaggio pasquale del vescovo di Nola, Francesco Marino, che invita la comunità a riscoprire il senso autentico della speranza cristiana. “La gioia della Pasqua è la luce che può illuminare il mondo in questo nostro tempo così brutalmente ferito dalla guerra, sempre più aggressiva e pericolosa per il rischio nucleare”, afferma il presule, richiamando una realtà globale segnata da violenze e dalla morte di innocenti, “tanti bambini vittime innocenti di ogni guerra”.

Nel suo messaggio, dal titolo “Come cantare l’esultanza pasquale nella notte della guerra?”, il vescovo esprime il senso di smarrimento che attraversa le coscienze contemporanee: “Avvertiamo anche noi la fatica dell’orante del Salmo 137: ‘Come cantare i canti del Signore in terra straniera?’”. Un’immagine potente che descrive un’umanità che si sente “in esilio” dai valori fondanti della convivenza civile, soprattutto in Europa, nata – ricorda – come “continente di pace e baluardo di unità”.

 

Le guerre, prosegue, “ci rendono sempre più estranei tra di noi, nemici nella stessa casa comune”, alimentando solitudine e disgregazione sociale. “Ci sentiamo sempre più soli, sebbene costantemente connessi digitalmente”, osserva, denunciando la perdita del senso di appartenenza e il rischio di una fraternità sempre più fragile. Eppure, nel cuore dell’uomo resta vivo un desiderio di rinascita. “C’è un anelito ad una civiltà nuova, fondata sull’amore fraterno”, sottolinea il vescovo, indicando nei giovani un segno concreto di speranza: “Li ringrazio di cuore… per il desiderio di sognare un mondo nuovo che concretizzi il mistero pasquale anche nella nostra epoca”. Da qui l’invito a vivere la fede in modo concreto: “Vivere da risorti significa rendere la terra casa comune e non campo di battaglia”.

 

Un impegno che passa anche attraverso la cura del Creato e la responsabilità sociale. Il messaggio si fa ancora più intenso quando richiama la forza della fede: “È consolante sapere che, mentre è ancora notte, Cristo ha già spezzato i vincoli della morte. Nasce da qui la vera e sensata fiducia per il futuro”. Ogni credente, aggiunge, è chiamato a diventare “luce nella notte della società”. Nel suo appello, Francesco Marino richiama anche la testimonianza di Francesco d’Assisi, nel ricordo dell’ottavo centenario del suo “beato transito”: “Impariamo dal giovane poverello di Assisi a portare pace dove c’è odio, unità dov’è discordia”. Un messaggio che si intreccia con i valori della Costituzione italiana, che “ripudia la guerra”. Il cammino indicato è chiaro: conversione continua, preghiera e carità sociale. “Pregare non è assolutamente inutile!”, ribadisce il vescovo, spiegando che la preghiera non serve a “convincere Dio”, ma a “sciogliere il cuore dei potenti della terra”.

 

Infine, il presule richiama il significato profondo della Pasqua: “Non è una semplice commemorazione annuale… ma un’esperienza viva e attuale della salvezza”. Attraverso la liturgia, i fedeli partecipano realmente alla morte e risurrezione di Cristo, diventando “uomini e donne nuovi in ogni tempo e in ogni luogo”. Un messaggio che, nel cuore di un mondo ferito, si fa invito concreto a riscoprire la speranza, costruire la pace e vivere ogni giorno come testimoni di luce.