Il paradosso della sanità: tante donne in corsia e poche ai vertici
La sanità italiana parla sempre più al femminile, ma quando si arriva ai ruoli decisionali il quadro cambia radicalmente. È il paradosso emerso con forza a Napoli durante l’incontro “Donne in chirurgia: lavoro e criticità”, promosso da Women in Surgery Italia nell’ambito del progetto “Marzo Donna” del Comune. Un confronto partecipato che ha acceso i riflettori su una questione ormai centrale: la parità di genere nei ruoli apicali del sistema sanitario. Se infatti le donne rappresentano oggi la colonna portante della sanità – circa il 70% del personale, con punte del 75% tra gli infermieri e oltre l’80% tra farmacisti e psicologi – la loro presenza si riduce drasticamente ai vertici. Solo il 19% guida strutture complesse e appena il 23% raggiunge le direzioni generali.
Un divario che non è soltanto numerico, ma strutturale. Riguarda le opportunità di carriera, i modelli organizzativi e il riconoscimento delle competenze. Temi al centro del dibattito napoletano, che ha riunito professionisti di diversi ambiti per condividere esperienze e criticità. Tra i nodi principali emersi, il difficile equilibrio tra vita professionale e privata, i percorsi formativi e una leadership ancora fortemente sbilanciata. Un sistema che, di fatto, rallenta l’accesso delle donne ai ruoli decisionali nonostante la loro ampia presenza nelle corsie, negli ambulatori e nelle sale operatorie. Significativa anche la partecipazione di numerosi chirurghi uomini, segnale di un cambiamento culturale in atto.
Il superamento del gender gap, è emerso chiaramente, non può essere una battaglia solo femminile, ma una responsabilità condivisa. “L’evento si inserisce in un percorso più ampio portato avanti da Women in Surgery Italia – sottolinea Daniela Rega, chirurga oncologa del Pascale e presidente nazionale dell’associazione – con l’obiettivo di costruire una sanità più equa, inclusiva e sostenibile. Perché la qualità della chirurgia, e più in generale dell’assistenza sanitaria, passa anche dalla qualità degli ambienti di lavoro e dalla reale valorizzazione di tutte le competenze”. Il confronto resta aperto. Finché le donne continueranno a essere la maggioranza nei numeri ma non nei ruoli decisionali, la sanità italiana resterà un sistema incompleto, incapace di esprimere pienamente tutto il suo potenziale.

