Sanità, Fimmg Campania “Case di Comunità? Non sono mini-pronto soccorso”
Le Case di Comunità non devono essere confuse con presidi di emergenza h24 né con luoghi destinati esclusivamente ad assorbire i “codici bianchi”. A lanciare il monito è Luigi Sparano, segretario regionale vicario della Fimmg Campania, commentando l’avvio dell’Accordo Integrativo Regionale 2025.
Una medicina “di iniziativa”
Il cuore del nuovo modello organizzativo, secondo la Fimmg, risiede nella medicina di iniziativa. L’obiettivo non è attendere che il paziente manifesti un’urgenza, ma intercettare il bisogno di salute prima che esploda.
«La funzione delle Case di Comunità è preventiva e programmata – spiega Sparano. – Al loro interno si punta a promuovere la salute, rafforzare la prevenzione, organizzare vaccinazioni e screening, oltre a migliorare la gestione delle fragilità».
Il nodo della logistica e i medici
Un punto cruciale riguarda la collocazione fisica dei medici. L’esperienza avviata nella Asl Napoli 1 Centro dimostra che il modello si sta sviluppando in modo ibrido con spazi distrettuali laddove sono disponibili e studi professionali che restano centrali, poiché gli spazi interni alle strutture distrettuali sono spesso limitati.
Per quest’ultimo punto Sparano chiarisce che la sfida non è “chiudere i medici in un ufficio”, ma metterli in condizione di collaborare con specialisti e servizi territoriali per gestire patologie come diabete, ipertensione e malattie respiratorie.
Chiarimenti
La cosa più importante che Sparano chiarisce è che non è un servizio H24, mentre la Fimmg sottolinea la necessità di correggere un “equivoco comunicativo” che potrebbe generare false aspettative nei cittadini.
Queste Case di Comunità sottolinea Sparano «non sono dei mini pronto soccorso aperti a tutte le ore, né luoghi pensati semplicemente per assorbire i cosiddetti codici bianchi. La loro funzione è un’altra: rafforzare la medicina di iniziativa e di prossimità, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e costruire un collegamento più stretto tra medici di famiglia, specialisti e servizi territoriali».
«Se passa il messaggio che lì si trova una porta aperta 24 ore su 24, passa un messaggio sbagliato» avverte il segretario. La vera rivoluzione passa per gli strumenti informatici che permettono ai medici di famiglia di individuare le popolazioni a rischio e attivare percorsi di cura mirati, rendendo la sanità territoriale più ordinata, vicina ed efficace.

