Torre Annunziata. Popolari per la pace «esclusi», i retroscena della crisi: 4 mesi di tensioni
Il clima politico a Torre Annunziata si surriscalda improvvisamente, trasformando una fibrillazione interna alla maggioranza in una crisi dagli esiti imprevedibili che rischia di riverberarsi ben oltre i confini comunali. Al centro della tempesta c’è il Movimento Popolari per la Pace, forza civica determinante per l’elezione del sindaco Corrado Cuccurullo, che oggi si ritrova protagonista di uno scontro frontale con i vertici dell’amministrazione.
La vicenda, culminata con la revoca dell’assessore alle Politiche Sociali Antonio Coppola, affonda le radici in un cortocircuito istituzionale e politico legato alla rappresentanza del gruppo in consiglio comunale. Tutto ha inizio lo scorso novembre, quando si consuma la rottura interna tra il movimento e il capogruppo Roberto De Rosa. Secondo quanto ricostruito dalla consigliera Francesca Caso, De Rosa avrebbe iniziato a muoversi in totale autonomia, eludendo ogni confronto con la base e con la collega di banco.
Una situazione di stallo durata mesi e sancita ufficialmente solo pochi giorni fa, quando lo stesso De Rosa ha annunciato il suo passaggio al Gruppo Misto, ma con una decorrenza posticipata al 16 aprile 2026. Questo slittamento temporale, unito al rifiuto del Segretario Generale di riconoscere Francesca Caso come nuova capogruppo, ha innescato la miccia. I Popolari per la Pace hanno denunciato un vero e proprio isolamento politico: l’impossibilità di partecipare alle conferenze dei capigruppo e l’esclusione dai processi decisionali strategici, come la formazione del Documento Unico di Programmazione e del bilancio di previsione.La protesta è esplosa nell’aula di via Schiti il 23 marzo.
La consigliera Caso, lamentando la mancanza di elementi per valutare i documenti contabili a causa della “menomata” rappresentanza politica, ha abbandonato la seduta prima del voto sul bilancio. Un gesto forte che il movimento ha tenuto a precisare come non di rottura, bensì come un atto di trasparenza e coerenza, ribadendo contestualmente la fiducia nel sindaco Cuccurullo. Tuttavia, la risposta del primo cittadino è stata drastica: la mancata partecipazione al voto è stata interpretata come uno strappo insanabile, portando alla revoca dell’assessore Antonio Coppola, riferimento politico diretto del gruppo.
Il caso assume però una valenza che supera la cronaca locale. Antonio Coppola è considerato un uomo vicinissimo a Mario Casillo, vicepresidente del Consiglio regionale della Campania e recordman di preferenze del Partito Democratico. La mossa di Cuccurullo di sollevare dall’incarico un assessore di tale peso specifico rischia di aprire una faglia non solo all’interno della coalizione cittadina, ma anche nei rapporti con i vertici regionali del PD. I Popolari per la Pace parlano apertamente di strumentalizzazione della loro posizione e definiscono ingiustificate le richieste di dimissioni, rispedendo al mittente la narrazione di una crisi da loro innescata. Al contrario, esprimono solidarietà a Coppola e Caso, vittime, a loro dire, di azioni ostruzionistiche poste in essere dall’amministrazione.
Mentre la maggioranza tenta di ritrovare un equilibrio, il futuro resta incerto. Il movimento assicura che continuerà a sedere in consiglio per onorare il patto con gli elettori, promettendo un ruolo attivo e propositivo. Resta però il nodo politico di una coalizione che perde pezzi e che ora deve fare i conti con l’irritazione di settori influenti della politica regionale, proprio mentre la città attende risposte su temi cruciali per lo sviluppo e la tenuta sociale del territorio.

