Voto nei Comuni metropolitani, il campo largo avanza a fatica
Due città, due scenari diversi ma un tratto comune: l’incertezza politica che accompagna la corsa verso le prossime elezioni amministrative. A Pompei la sfida prende forma con tre candidati già in campo, mentre a Sorrento il quadro resta ancora in evoluzione dopo mesi segnati da inchieste e commissariamento. A Pompei si delinea una competizione a tre. Da un lato Salvatore Alfano, sostenuto dagli storici alleati del compianto sindaco Carmine Lo Sapio e forte anche dell’endorsement del Partito Democratico. Sul fronte opposto si colloca Peppe Tortora, candidato di un fronte civico trasversale, con esponenti storici di centrosinistra e centrodestra, che raccoglie espressioni sia di maggioranza che di opposizione. Un progetto nato nelle ultime settimane e che punta a rappresentare una rottura con gli attuali equilibri, mettendo insieme figure come Marino Veglia, Raffaele Troianiello, Luisa De Angelis, Alberto Robetti e l’ex sindaco Nando Uliano.A completare il quadro è Claudio D’Alessio, ex sindaco, che guida un terzo polo con Casa Riformista. Il suo progetto, partito per primo, è ancora in fase di definizione sul piano delle alleanze e delle liste, ma punta a intercettare uno spazio politico autonomo rispetto agli altri due schieramenti. Se a Pompei la partita sembra delineata, a Sorrento domina invece l’incertezza. Dopo lo scandalo tangentopoli, l’arresto dell’ex sindaco Massimo Coppola, le indagini sul cosiddetto Sistema Sorrento e il commissariamento del Comune nel maggio 2025, il clima resta segnato da una forte instabilità. A questo si aggiunge l’arrivo, nel marzo 2026, della commissione d’accesso per verifiche su possibili infiltrazioni camorristiche. In questo contesto, l’unico candidato già ufficialmente in campo è Ferdinando Pinto, sindaco tra il 1995 e il 2000, che ha avviato la sua campagna elettorale con un incontro pubblico, aggregando diverse sensibilità del territorio.
Il caso ErcolanoA meno di un mese dalla presentazione delle liste, sembra (finalmente) in dirittura d’arrivo la scelta del candidato sindaco del «campo largo» all’ombra degli Scavi. Manca solo l’ufficialità, ma il nome di Antonietta Garzia – capogruppo uscente del Pd in consiglio comunale – sembra essere riuscito a mettere d’accordo tutte le anime progressiste di Ercolano, a partire dalle varie correnti del Pd fino agli esponenti locali del M5S passando per la Casa Riformista guidata da Ciro Buonajuto. Proprio l’indice di «gradimento» registrato tra i pentastellati e i fedelissimi dell’ex sindaco è stato decisivo per consentire all’avvocato con la passione per la politica di «staccare» l’assessore uscente Gioacchino Acampora e il segretario dem Antonello Cozzolino nella caccia alla fascia tricolore. Per il resto già definito il quadro degli avversari: l’ex consigliere comunale d’opposizione Piero Sabbarese – in passato segretario cittadino del Pd prima del «salto» in Azione – è in campo già da mesi alla guida di una coalizione civica, mentre il centrodestra ha puntato su Luigi Fiengo per provare a scalfire la storica roccaforte del centrosinistra all’ombra del Vesuvio.
Il voto a Portici.Tra i due litiganti, il terzo – almeno per ora – gode. Nel pieno della bagarre interna al centrosinistra della città della Reggia, spunta il nome di Claudio Teodonno, scelto come candidato sindaco di sintesi. Teodonno sarà sostenuto da un’ampia alleanza che comprende Partito Democratico, Europa Verde, Avanti PSI e una galassia di liste civiche – da A Testa Alta a PER le Persone e la Comunità, passando per Portici nel Cuore, Portici Libera, Il Cittadino e Progetto Portici – nel tentativo di ricompattare un fronte apparso fino a ieri tutt’altro che coeso. Alla presentazione presente anche Enzo Cuomo, sindaco uscente e oggi assessore regionale.Il quadro resta complesso. Sul fronte progressista, la coalizione alternativa formata da Casa Riformista e Movimento 5 Stelle ha già ufficializzato la candidatura dell’ex vicesindaco Fernando Farroni, mentre il centrodestra ha puntato sull’imprenditore Giovanni Ciaramella. Tre candidature, tre progetti politici e – almeno per ora – un equilibrio ancora fluido. A San Giorgio a Cremano, invece, sembra fatta per Michele Carbone, uno dei fedelissimi dell’ex sindaco e oggi consigliere regionale Giorgio Zinno. Ma anche in questo caso il campo largo non è ancora del tutto definito e dovrebbe essere completo.
Il voto nel Vesuviano.Il campo largo rischia di restare una chimera anche nell’area vesuviana. Nei Comuni al voto dell’hinterland forse solo nella città di Somma Vesuviana potrebbe verificarsi un’ipotesi simile, anche se oggi l’area dem è alle prese con una profonda crisi interna. Resta, invece, un’incognita a Ottaviano.Campo largo non ci sarà a Terzigno, a Sant’Anastasia tantomeno nell’area boschese dove i partiti hanno perso vigore in favore del mare di civiche che ha inondato le ultime elezioni amministrative in questi territori. Il progetto del Campo Largo nel Vesuviano è destinato a naufragare anche per l’inconsistenza del Movimento Cinque Stelle, pochi sono i gruppi attivi.

