ESCLUSIVA M+ | Perito gettato in mare al porto di Castellammare: «Dodici anni di cella ai soldati dei Vitale»
CAMORRA
3 aprile 2026
CAMORRA

ESCLUSIVA M+ | Perito gettato in mare al porto di Castellammare: «Dodici anni di cella ai soldati dei Vitale»

Il pugno duro della Dda: «Il professionista minacciato dal clan». A processo ci sono Enzo Guarino e Francesco Gargiulo
Michele De Feo

Perito gettato in mare, il pugno duro dell’Antimafia: «Condannate a 12 anni di carcere i due soldati del clan Vitale». La Direzione Distrettuale Antimafia ha chiesto la condanna complessiva a 12 anni (sei anni  a testa) di carcere per Enzo Guarino, 42 anni, e Francesco Gargiulo, 47 anni, imputati nel procedimento relativo alle minacce e al tentativo di estorsione ai danni di un perito assicurativo al porto borbonico di Castellammare di Stabia. Il procedimento si sta celebrando con il rito abbreviato davanti al tribunale di Napoli, scelta che consentirà di arrivare in tempi più rapidi alla definizione della vicenda giudiziaria. La sentenza è attesa tra due settimane.

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Nel corso dell’udienza, l’Antimafia ha ripercorso i fatti già emersi nella fase delle indagini, soffermandosi sull’episodio avvenuto all’inizio dello scorso ottobre, quando il professionista, incaricato dalla propria compagnia assicurativa di effettuare una perizia su un’imbarcazione coinvolta in un sinistro marittimo, si era recato presso il porto borbonico per svolgere il proprio lavoro. Secondo la ricostruzione dell’accusa, durante le operazioni di sopralluogo il perito sarebbe stato aggredito e gettato in acqua da Enzo Guarino.

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Poco dopo, sul posto sarebbe giunto anche Francesco Gargiulo che, insieme al coimputato, avrebbe rivolto minacce alla vittima per costringerla a redigere una perizia favorevole. L’Antimafia ha ricordato in aula le parole pronunciate dai due: «Vedi cosa devi fare, fai quello che devi fare», avrebbe detto Guarino mentre il perito cercava di uscire dall’acqua, a cui Gargiulo avrebbe aggiunto: «Qua a Castellammare non dovete venire più, non sapete campare, non siete stati buoni già l’altra volta non vi siete comportati bene e porta l’ambasciata al tuo ufficio che qui non ci dovete venire più».

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La Procura ha sottolineato come le minacce siano state mosse facendo leva sulla forza intimidatrice del gruppo criminale di riferimento, ritenuto vicino al clan Vitale del centro antico, articolazione collegata al clan D’Alessandro di Scanzano. Un elemento che ha portato alla contestazione dell’aggravante del metodo mafioso. Durante la requisitoria, il pm della Dda Giuseppe De Falco ha richiamato anche gli elementi raccolti dai carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia, che avevano ricostruito nel dettaglio l’accaduto grazie alle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nell’area portuale.

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I filmati, già ritenuti centrali nella fase cautelare, sono stati indicati come uno dei principali riscontri a sostegno dell’impianto accusatorio. Guarino e Gargiulo, entrambi già noti alle forze dell’ordine, sono accusati di tentata estorsione e minacce aggravate dal metodo mafioso. Al termine della requisitoria, il procedimento proseguirà con le arringhe difensive prima della decisione del giudice. La parola passa ora alla difesa degli imputati, rappresentata dal penalista stabiese Antonio de Martino, che potrà replicare alle richieste avanzate dalla Direzione Distrettuale Antimafia in vista della sentenza.