Gragnano, dalla necropoli romana in via dei Pastai emerge un balsamario a forma di Parthenope
ARCHEOLOGIA
3 aprile 2026
ARCHEOLOGIA

Gragnano, dalla necropoli romana in via dei Pastai emerge un balsamario a forma di Parthenope

Dalla terra di Gragnano alle vetrine del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il balsamario a sirena riemerge come simbolo di un passato che continua a parlare: un piccolo oggetto che attraversa i secoli e, tra scavo e racconto, restituisce la memoria più profonda dell’ager stabianus.
Michele De Feo

Non è più grande di una mano, eppure racconta un mondo. Il balsamario riemerso dalla necropoli arcaica di via dei Pastai, a Gragnano, non è soltanto un reperto: è una scoperta che nasce da uno scavo ancora in corso e che oggi, quasi senza soluzione di continuità, entra nel circuito della grande divulgazione.

Dalla terra al museo, dalla stratigrafia al racconto. Sarà infatti esposto al Museo Archeologico Nazionale di Napoli nell’ambito della mostra “Parthenope. La Sirena e la città” (3 aprile – 6 luglio 2026), grazie al prestito concesso dalla Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli.

Un passaggio che segna già, per questo piccolo oggetto, una nuova vita: da elemento di corredo funerario a tassello di una narrazione più ampia, sospesa tra archeologia e mito. Il balsamario proviene dagli scavi avviati nel 2025 e tuttora in corso all’interno di un’area privata di proprietà del pastificio Garofalo.

Qui gli archeologi stanno riportando alla luce un contesto di straordinario rilievo per la conoscenza dell’antico ager stabianus: una necropoli con circa settanta sepolture, databili alla prima metà del VI secolo a.C., disposte lungo un antico tracciato stradale. Non una semplice area funeraria, ma uno spazio organizzato, dove nei nuclei più monumentali emergono evidenti strategie di autorappresentazione sociale.

 

Le tombe, i corredi, la loro disposizione raccontano una comunità che costruiva anche nella morte la propria identità. È proprio all’interno di una di queste sepolture che è emerso il balsamario, databile tra il 580 e il 550 a.C. Realizzato in terracotta a stampo e rifinito a mano, conserva ancora tracce di colore.

La forma lo rende un pezzo raro e fortemente evocativo: una sirena. Il volto, con occhi a mandorla e il tipico sorriso arcaico, è incorniciato da lunghe trecce; il corpo è ornitomorfo, con ali appena accennate e una coda a ventaglio che richiama modelli iconografici diffusi nel Mediterraneo antico.

 

Deposto ai piedi del defunto insieme agli altri elementi del corredo, il balsamario non era soltanto un contenitore per unguenti. Richiamava un’immagine potente e ricorrente nel mondo antico: quella della sirena come figura di passaggio, creatura liminale legata al viaggio oltre la vita. Un simbolo che univa funzione e significato, quotidianità e trascendenza. Il valore della scoperta risiede proprio in questo intreccio.

 

Da un lato, il lavoro di scavo, ancora in pieno svolgimento, che restituisce un paesaggio funerario complesso e finora inedito; dall’altro, la capacità di un singolo oggetto di aprire una finestra su credenze, riti e rappresentazioni. Nell’ager stabianus – territorio fertile e strategico che gravitava attorno all’antica Stabiae – la vita si organizzava tra agricoltura, scambi e residenze; ma è nella morte che emergono con particolare chiarezza le gerarchie e le aspirazioni sociali.

 

E così, da una tomba lungo una strada antica, il balsamario di Gragnano compie oggi un nuovo percorso. Entrando nella mostra del MANN, contribuisce a costruire la lunga storia di Partenope, dove mito e archeologia si sovrappongono e si illuminano a vicenda. Un oggetto minuscolo, ma capace di tenere insieme due tempi: quello remoto della deposizione e quello presente dello sguardo che lo riscopre.