Crisi energetica: lo smart working torna a crescere
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7 aprile 2026
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Crisi energetica: lo smart working torna a crescere

Lo smart working torna a crescere come strategia contro il rincaro energetico. Sindacati e UE premono sulla Pubblica Amministrazione per ridurre consumi e costi legati agli spostamenti.
Ilaria Di Paola

Il lavoro da remoto, dopo un declino post-Covid, torna a crescere a causa del rincaro dell’energia legato alla crisi energetica. Lo smart working si afferma come strumento di risparmio: secondo l’AIE, l’Agenzia internazionale per l’energia, dove possibile, esso ridurrebbe la domanda di carburante per gli spostamenti casa-lavoro al pari di misure come i limiti di velocità e le targhe alterne.

Sull’ipotesi cresce la pressione dei sindacati, un’opzione rilanciata negli ultimi giorni anche dall’Unione Europea, con il commissario Dan Jørgensen che ha invitato gli Stati a valutare misure di riduzione della domanda di carburante. Sono circa 3,5 milioni i dipendenti pubblici che ogni giorno si spostano, spesso con mezzi propri, per recarsi al lavoro. Questo dato incide in modo significativo sui consumi, senza contare i lavoratori del settore privato.

«C’è spazio per aumentare lo smart working, ma molte amministrazioni hanno ridotto le giornate disponibili», sottolinea il segretario generale della Fp Cgil, Federico Bozzanca. «Non si tratta di tornare ai livelli della pandemia, ma di adeguarsi ai costi crescenti degli spostamenti, con benefici anche per la gestione interna della pubblica amministrazione».

La scorsa settimana Bozzanca ha inviato una lettera al ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, al presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, al presidente dell’Upi Pasquale Gandolfi e al presidente dell’Anci Gaetano Manfredi, chiedendo misure per favorire il lavoro agile e contrastare il caro energia.

«Nella Presidenza del Consiglio lo smart working è stato dimezzato», ricorda Bozzanca, ma «esistono margini per ampliarlo con adeguate innovazioni organizzative». Il ministro Zangrillo, pur senza escluderlo, invita a evitare limiti generalizzati, lasciando alle singole amministrazioni la valutazione più adatta.