Francesco Volpe, l’ascesa del nuovo predatore del nuoto
Le corsie di una piscina, viste dall’alto, sembrano tutte uguali: una distesa azzurra frazionata da corde galleggianti che scandiscono il tempo e lo spazio. Ma c’è un momento preciso in cui quella monotonia cromatica viene spezzata da qualcosa di straordinario, una scia che si muove con una cadenza differente, più profonda, più incisiva. Quel momento, per il nuoto italiano, ha oggi il volto e il nome di Francesco Volpe, atleta del Centro Sportivo Portici – Leucopetra. Il tabellone elettronico si è fermato sul tempo di 7:40.48 negli 800 stile libero dei campionati italiani “Criteria” di Riccione – categoria Juniores 2. Un tempo che vale record della manifestazione e ingresso nella storia con la decima posizione italiana assoluta all time.
Francesco, partiamo proprio da quel tempo negli 800. Un 7:40.48 che ha scosso le statistiche. Te lo aspettavi o è stato un fulmine a ciel sereno anche per te?
Il dato ha colpito molto anche noi, ad essere onesti. Non era assolutamente in programma che andasse così bene in questa fase della stagione. Quella gara doveva essere solo una tappa di passaggio, un test intermedio in vista degli Assoluti di aprile. Dire che sono fiero di questo risultato è poco, è una spinta emotiva enorme.
C’era consapevolezza nel tuo staff o regnava l’incertezza?
Forse i miei allenatori avevano intravisto qualcosa che a me sfuggiva. Io, sinceramente, non credevo di arrivare a questa competizione con una condizione tale da siglare un record. Eravamo nel pieno del carico di lavoro, con i muscoli pesanti. Sapevamo che il record della manifestazione era teoricamente alla portata, ma tra la teoria e la pratica c’è sempre l’incognita della gara.
Guardando al tuo percorso, sembra che nell’ultimo periodo sia scattato qualcosa a livello mentale. Come è cambiato il tuo rapporto con l’acqua?
C’è stata una vera e propria metamorfosi. Prima vivevo il nuoto in modo diverso, quasi come un obbligo o una fatica fine a se stessa. Mi svegliavo prestissimo per i doppi allenamenti, affrontavo giornate infinite e la sera ero così svuotato che non riuscivo nemmeno a pensare di uscire con gli amici. Temevo le gare, sentivo il peso delle aspettative e lo studio diventava un incastro complicatissimo. Il nuoto ti toglie tempo, ti toglie energia. Oggi però la prospettiva è ribaltata: non è più solo divertimento, è la mia passione e sta diventando quasi il mio lavoro. Lo affronto con un’energia diversa. Non è più pesantezza, è pura passione. Vedere che ci sono anche dei piccoli fan che mi seguono è una cosa bellissima che mi ripaga di ogni bracciata.
Hai accennato alla tua routine. Come si vive la quotidianità di un atleta della tua età?
Significa che la giornata inizia quando il resto del mondo dorme ancora. Mi alleno dalle 6 alle 8 del mattino, poi c’è la scuola e nel pomeriggio si torna in vasca: dalle 14:30 alle 16 e di nuovo dalle 16 alle 18. È un ciclo continuo di fatica e concentrazione. La differenza rispetto al passato è che ora ogni sacrificio ha un senso preciso. Non vedo più l’allenamento come una privazione della mia vita sociale, ma come il mezzo per raggiungere qualcosa di grande. La fatica c’è, ma è una fatica che scelgo ogni giorno con convinzione.
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che la tua dimensione sportiva stava cambiando radicalmente?
Senza dubbio la prima convocazione all’Europeo Junior lo scorso anno. È arrivata quasi per una serie di coincidenze fortuite, ma una volta lì, tutto è cambiato. Mi sono classificato tra i primi cinque negli 800 stile libero e ho ottenuto il tempo per il Mondiale Junior. In quel contesto ho aperto gli occhi: ho visto atleti della mia età provenienti da tutto il mondo, ragazzi preparatissimi, con una mentalità feroce e professionale. Lì ho capito che il nuoto stava diventando qualcosa di più serio, una dimensione internazionale che richiedeva un salto di qualità non solo fisico, ma soprattutto di visione.
Quanto conta la squadra in uno sport individuale come il nuoto?
L’idea del nuotatore solitario è un mito da sfatare. In acqua sono solo, è vero, ma dietro ogni vasca c’è uno staff incredibile che mi supporta. C’è Salvatore Nocerino, ci sono tutti gli altri allenatori e c’è la società che mi mette nelle condizioni ideali per crescere. Se sono arrivati certi risultati è merito di questo lavoro di squadra. Senza un supporto umano e tecnico di questo livello, il talento da solo si spegnerebbe dopo pochi mesi. Siamo un gruppo unito.
Quali sono le prossime tappe sul tuo radar e come le stai approcciando?
Il mirino è puntato con decisione sugli Assoluti di aprile, dal 14 al 18. Sarà un test fondamentale per capire dove posso arrivare nel confronto con i più grandi. Poi, a luglio, ci saranno gli Europei Juniores. Sono estremamente concentrato e, soprattutto, consapevole dei miei mezzi.
Francesco qual è il tuo messaggio per chi si approccia a questa disciplina?
Dico sempre che il nuoto deve prima di tutto piacere. Se non c’è la passione, non vai da nessuna parte perché questo è uno sport di sensibilità estrema: basta perdere un solo giorno di allenamento e ti sembra di aver dimenticato come si sta in acqua. Ma il segreto è trovare il modo di divertirsi, magari attraverso le amicizie. La maggior parte dei miei amici più cari sono nuotatori. Condividiamo la stessa fatica e questo crea legami indistruttibili. Impegnatevi, metteteci il cuore. Il sacrificio è la chiave, ma la passione è il motore.Le parole di Francesco Volpe restituiscono l’immagine di un giovane che sta trasformando la pressione in una consapevolezza profonda. Il suo 7:40.48 non è figlio del caso, ma il risultato di una metamorfosi mentale che ha convertito il sacrificio quotidiano in ambizione agonistica. La strada verso i palcoscenici internazionali è praticamente tracciata.

