Infarto e prevenzione: in Italia nasce “Clear Pathway” per abbattere la mortalità post-ricovero
MEDICINA
8 aprile 2026
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Infarto e prevenzione: in Italia nasce “Clear Pathway” per abbattere la mortalità post-ricovero

Nonostante l'eccellenza nelle cure d'urgenza, il 10% dei pazienti muore entro un anno dalle dimissioni. Il nuovo protocollo punta a dimezzare i livelli di colesterolo LDL e contrastare l'abbandono delle terapie
Giovanna Salvati

Nonostante l’Italia sia un’eccellenza europea nella gestione dell’emergenza acuta, resta critico lo scenario post-dimissioni: il 10% dei pazienti colpiti da infarto muore entro dodici mesi dal ricovero.

Le malattie cardiovascolari si confermano la principale minaccia per la salute degli italiani. Secondo i dati del Report epidemiologico 2025, queste patologie causano 230.000 decessi all’anno, il 30,8% della mortalità totale.

Per contrastare questo fenomeno, debutta a Torino, in occasione del congresso nazionale “Change in Cardiology”, Clear Pathway. Il primo protocollo italiano per ottimizzare la prevenzione secondaria e ridurre il divario tra le linee guida scientifiche e la pratica clinica quotidiana.

 

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I numeri dell’emergenza e il “paradosso italiano”
In Italia si registrano ogni anno tra i 130.000 e i 150.000 casi di infarto miocardico acuto. Se da un lato la rete delle angioplastiche primarie (85.000 interventi l’anno) ha ridotto la mortalità intraospedaliera al 3-5%, dall’altro emerge il “paradosso italiano”.
Il sistema sanitario nazionale eccelle nel salvare vite durante l’evento critico, ma fatica a gestire il follow-up. Il mancato controllo del colesterolo LDL e l’interruzione precoce delle terapie sono responsabili di circa 47.000 decessi annui. L’impatto è anche economico: la spesa sanitaria diretta per queste patologie supera i 41 miliardi di euro, assorbendo il 15% del budget sanitario.

Il modello Clear Pathway: come funziona
Sviluppato inizialmente in Piemonte e Valle d’Aosta e coordinato dagli esperti Giuseppe Musumeci, Giuseppe Patti, Ferdinando Varbella e Federico Nardi, il modello Clear Pathway si basa su 20 punti chiave condivisi da 34 cardiologi ospedalieri. I pilastri del progetto includono:

Terapie di combinazione: Utilizzo di formulazioni a dose fissa per migliorare l’aderenza del paziente.

Target LDL ambiziosi: Allineamento alle linee guida europee 2025, che impongono una riduzione del colesterolo LDL superiore al 50% con target inferiori a 55 mg/dL per i pazienti ad alto rischio.

Innovazione farmacologica: Introduzione dell’acido bempedoico in triplice terapia con statine ed ezetimibe, o l’uso di farmaci iniettivi (inibitori PCSK9).

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Oltre il cuore: la prevenzione integrata
Le evidenze scientifiche presentate sottolineano come la salute cardiovascolare sia interconnessa con altre patologie croniche. I pazienti diabetici presentano un rischio raddoppiato di eventi avversi, mentre si stima che il 45% dei casi di demenza sia legato a fattori di rischio cardiovascolare modificabili.

L’obiettivo dei promotori è ora l’estensione nazionale del protocollo, partendo dalla Liguria. Come evidenziato dai responsabili scientifici, intervenire oggi sul colesterolo e sulla prevenzione secondaria non significa solo proteggere il cuore. Significa soprattutto  prevenire un ampio spettro di malattie croniche, garantendo al contempo la sostenibilità del sistema sanitario nazionale.