Morte Domenico, Fico accusa i medici
«Domenico non tornerà. Sarebbe disonesto dire il contrario. Ma la sua storia non può restare solo una tragedia: deve diventare il coraggio di cambiare un sistema che ha fallito». Con queste parole cariche di gravità, il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha scosso l’aula del Consiglio regionale durante l’informativa straordinaria sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto di cuore eseguito con un organo congelato e quindi inutilizzabile.
La Regione sarà parte civile
Il governatore ha chiarito subito la posizione dell’Ente: la Regione Campania si costituirà parte civile nei futuri processi. Sebbene la magistratura stia procedendo con indagini penali a carico dei medici direttamente coinvolti nell’intervento del 23 dicembre, Fico ha rivendicato il ruolo della politica: «Il nostro compito è governare, non processare. Ma governare significa rimuovere le disfunzioni che rendono fatali gli errori dei singoli».
La diagnosi del reparto
Il passaggio più duro dell’informativa ha riguardato l’analisi del reparto di Chirurgia dell’ospedale Monaldi. Le verifiche interne hanno tracciato il profilo di un ambiente di lavoro profondamente compromesso. Fico ha parlato di una «patologia dei contesti». Un clima di «significativo conflitto relazionale» tra figure cliniche mai gestito nel tempo. Un reparto dove la lotta per il potere personale e il protagonismo hanno prevalso sulla cultura della sicurezza.
La stoccata al Monaldi
Regole scritte sulla carta ma mai applicate o aggiornate, con una formazione affidata all’iniziativa dei singoli invece che a un protocollo organizzativo. Proprio questa disorganizzazione sarebbe alla base del mancato addestramento all’uso del Paragonix, il contenitore tecnologico di ultima generazione per il trasporto degli organi, il cui errato utilizzo è al centro del dramma.
La fine dei personalismi
Secondo il governatore, la morte di Domenico è il risultato di un «errore latente»: una condizione di sistema che rende l’errore umano impossibile da correggere. «In questo reparto la gerarchia informale ha sostituito quella formale», ha denunciato Fico, puntando il dito contro l’autoreferenzialità dei medici. «In un sistema pubblico al centro c’è il paziente e nessun altro. Rimuoveremo ogni forma di protagonismo non tollerabile».
Difendere la cultura della donazione
Nonostante il dolore e lo smarrimento, Fico ha lanciato un appello per proteggere la cultura del trapianto: «Domenico attendeva un futuro grazie al gesto altruistico dei genitori di un altro bambino. Quel gesto era buono. È stato il sistema a non saperlo trasformare in vita. Non possiamo permettere che questa vicenda travolga la fiducia nella donazione». Le verifiche regionali proseguiranno con rigore, con un obiettivo chiaro: sostituire le prassi basate su «relazioni personali» con rapporti formali e trasparenti. La promessa di Fico è che la morte di Domenico segni, finalmente, la fine dell’era del «potere personale» nelle corsie della sanità campana.

