Al “Pascale” scoperto il motore che rende aggressivo un tumore
TUMORI
9 aprile 2026
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Al “Pascale” scoperto il motore che rende aggressivo un tumore

Un team guidato da Alessandro Ottaiano, dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Pascale, ha scoperto il meccanismo che alimenta aggressività e crescita dei tumori, in uno studio multicentrico pubblicato a inizio di quest'anno
Vincenzo Esposito

Un team multicentrico guidato dall’oncologo Alessandro Ottaiano dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Pascale ha individuato il “motore” che causa l’aggressività e la proliferazione di un tumore tramite uno studio condotto tra Napoli e diversi atenei italiani, pubblicato a inizio 2026 sul Journal of Translational Medicine.

Il “motore” nascosto dell’aggressività tumorale

Il cancro non è un evento improvviso, ma un processo graduale. Secondo lo studio, le neoplasie attraversano una lunga fase clinicamente silente, durante la quale le cellule accumulano mutazioni genetiche senza manifestazioni evidenti. In questo stadio, i meccanismi di riparazione del DNA riescono ancora a contenere i danni. La svolta arriva quando questi sistemi iniziano a perdere efficienza. È in questo momento che si attiva una vera e propria “cascata evolutiva”: il tumore accelera, acquisisce maggiore aggressività e prende il sopravvento biologico.

La “cascata evolutiva” spiegata dalla ricerca

Il modello proposto introduce una lettura dinamica della progressione tumorale. «Il tumore è, in fondo, un processo evolutivo accelerato», spiega Ottaiano. «Quello che in natura richiederebbe migliaia di anni, qui avviene in tempi rapidissimi». Le cellule più adatte a sopravvivere vengono selezionate, proliferano e dominano il microambiente.

Diagnosi precoce e terapie personalizzate

Individuare il momento in cui il tumore passa da silente ad aggressivo potrebbe consentire interventi anticipati e più efficaci. L’integrazione tra analisi genomiche e strumenti di intelligenza artificiale apre alla possibilità di prevedere l’evoluzione della malattia. In prospettiva, il paradigma terapeutico si sposta: non solo eliminare le cellule tumorali, ma disattivare il “motore” che ne guida l’accelerazione.

Prevenzione: il primo argine al “motore”

Resta centrale il ruolo della prevenzione. Stili di vita sani contribuiscono a limitare l’accumulo di mutazioni genetiche. «Fermare il tumore oggi significa anche evitare che quel motore nascosto abbia la possibilità di accendersi», conclude Ottaiano.