A Sorrento il futuro della medicina respiratoria: tra innovazione e nuove generazioni
Sorrento torna a essere la capitale della pneumologia. Domani, giovedì 9 aprile, prenderà il via la XVI edizione del Sorrento…
Medici di base in piazza a Napoli. Il Sindacato Medici Italiani (Smi) ha organizzato un sit-in di protesta per venerdì 10 aprile alle 15.45 in via Verdi, in concomitanza con un convegno sulla medicina del territorio promosso da Forza Italia.
Al centro della mobilitazione c’è il progetto di legge, primo firmatario il deputato Benigni. Obiettivo è riorganizzare le modalità di lavoro dei medici di famiglia. La proposta prevede 20 ore settimanali di attività in studio e altre 18 ore nelle Case di Comunità e nelle strutture delle Asl.
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Le critiche dei medici
«Non comprendiamo come si possa ridurre l’attività dei medici a queste ore senza considerare tutto il lavoro di back office e l’assistenza domiciliare», afferma Giovanni Senese, segretario regionale Smi Campania. Secondo il sindacato, infatti, i medici di base lavorano già oggi tra le 40 e le 50 ore a settimana. Per lo Smi si tratta di una proposta che introdurrebbe di fatto un rapporto di lavoro di tipo dipendente, ma privo delle relative garanzie, come maternità, ferie e tutela in caso di infortunio. «Un modello ibrido e senza diritti», che secondo il sindacato esporrebbe i professionisti al rischio di burnout. Il sindacato boccia la proposta «senza appello». Viene ritenuta dannosa non solo per i medici ma anche per i pazienti. Metterebbe a rischio il rapporto fiduciario alla base della medicina generale. Inoltre, avverte lo Smi, il provvedimento potrebbe disincentivare i giovani a intraprendere la professione.
Il Sindacato Medici Italiani (Smi) della Campania apre ufficialmente lo scontro sul modello di gestione della medicina territoriale, bocciando senza…
L’appello alla politica
Intanto è stata avviata una consultazione nazionale tra i medici di base sul modello contrattuale. Già raccolte migliaia di adesioni. «La politica deve ascoltare chi lavora sul territorio – conclude Senese – per evitare l’esodo dalla professione e il rischio che milioni di cittadini restino senza medico».