Castellammare, la polemica dello storico sul Rio Lavello: «Quel nome non esiste, si chiama Grottelle»
BRACCIO DI FERRO
10 aprile 2026
BRACCIO DI FERRO
Castellammare, la polemica dello storico sul Rio Lavello: «Quel nome non esiste, si chiama Grottelle»
Lo scontro dopo la riapertura del sentiero a Quisisana
Tiziano Valle

Scontro aperto dopo l’inaugurazione del «Rio Lavello». Non bastano il taglio del nastro e l’entusiasmo istituzionale a placare i dubbi di chi la storia di Castellammare la studia sui documenti d’archivio. L’inaugurazione del nuovo sentiero che dalle selve di Quisisana conduce alla cosiddetta “Cascata del Rio Lavello” è finita nel mirino dello storico locale Angelo Acampora, che solleva una questione di identità e rigore filologico. Secondo Acampora, il nome scelto per il percorso non avrebbe radici nella storia del territorio, rappresentando di fatto una “novella intitolazione” priva di riscontri nei testi classici.

Il primo elemento di frizione riguarda la scelta dei termini. Lo storico contesta l’uso di un linguaggio che appare estraneo alla tradizione locale: «È stato inaugurato in pompa magna dall’amministrazione di Castellammare di Stabia il sentiero che dalle selve di Quisisana condurrebbe “alla cascata del Rio Lavello”. Mai sentiti. Tra l’altro il termine cascate a me sembra un tantino presuntuoso. Già mi ha insospettito aver usato l’odonimo “rio” al posto del naturale termine in uso nei testi storici locali “rivo”. Testi nei quali anche il toponimo “Lavello” è assente».

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Castellammare di Stabia: Quisisana apre il sentiero verso la cascata del Rio Lavello

Questa mattina, alle ore 11, presso le Fontane del Re dei Boschi di Quisisana, si terrà l’inaugurazione della prima tappa…

Per supportare la sua tesi, Acampora cita un documento inoppugnabile: il decreto reale del 17 maggio 1822, n. 72, con cui Re Ferdinando IV di Borbone disponeva l’incameramento dei beni boschivi di Quisisana e del Faito. In quell’elenco dettagliato, che comprende oltre trenta toponimi (dalla Tora alla Grotta del Lauro, dal Bosco Mortale all’ Acqua del Lapillo), il nome “Lavello” non compare mai.

 

«Non saprei dire da dove è saltato fuori questo sconosciuto toponimo, però conosco il decreto reale del 17 maggio del 1822, n. 72, con cui il re Ferdinando IV di Borbone disponeva che i seguenti beni dei boschi di Quisisana e parte del Faito venissero incamerati dalla real Casa». Secondo lo storico, l’area interessata dall’intervento dell’architetto regio Antonio Ciofi per l’acquedotto borbonico, inaugurato nel 1795, aveva un nome ben preciso: “Grottelle”.

 

La critica si sposta poi sulla gestione della memoria storica e sulla facilità con cui si attribuiscono nomi nuovi a luoghi che una denominazione l’avevano già da secoli. «Nel caso si trattasse di una novella intitolazione, beh, che dire, ormai ognuno fa come gli pare, ascoltando solo fole di recenti attribuzioni», conclude Acampora. Il monito è chiaro: nel promuovere la bellezza naturalistica di Castellammare di Stabia, bisognerebbe evitare di sacrificare la verità storica sull’altare di una narrazione turistica forse più “orecchiabile”, ma meno autentica.