Ercolano, colpito per errore dai killer del clan: negato lo status di vittima innocente
CAMORRA
10 aprile 2026
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Ercolano, colpito per errore dai killer del clan: negato lo status di vittima innocente
In passato, Ivano Perrone era stato controllato dalla polizia mentre si trovava con persone vicine ai clan.
metropolisweb

Ercolano. A distanza di diciassette anni dall’agguato che cambiò la sua vita, arriva una nuova doccia gelata per Ivano Perrone. Il tribunale di Napoli ha, infatti, respinto la richiesta di riconoscimento dello status di vittima innocente della camorra, negando l’accesso ai benefici previsti dalla legge.

Era il 29 gennaio 2009 quando – all’esterno di un bar di corso Resina – due sicari aprirono il fuoco contro il loro obiettivo. Seduto a pochi passi dal bersaglio designato, Ivano Perrone venne colpito alla testa da un proiettile vagante: sopravvisse, ma con conseguenze permanenti, tra cui una grave emiparesi.

Un episodio maturato nel contesto delle faide tra clan, in cui – come ricostruito negli anni – il giovane si trovò coinvolto del tutto casualmente . Nonostante ciò, i giudici hanno ritenuto che Ivano Perrone non possa essere considerato completamente estraneo agli ambienti criminali, facendo riferimento a controlli di polizia del passato in cui era stato trovato in compagnia di persone ritenute vicine ai clan.

Da qui il rigetto dell’istanza presentata per ottenere le tutele riconosciute alle vittime innocenti della criminalità organizzata.

Una decisione che la difesa della giovane vittima della camorra all’ombra del Vesuvio contesta con forza. L’avvocato Vincenzo Piccolo parla di una sentenza fondata su presupposti “profondamente errati”, accusando il tribunale di Napoli di avere attribuito peso decisivo a informative prefettizie prive di riscontri concreti, trascurando invece le prove emerse nel contraddittorio processuale.

Secondo il legale, si tratterebbe di una lettura distorta dei fatti e dell’onere della prova, che finirebbe per penalizzare una vittima sulla base di elementi ritenuti fragili e di una discutibile “colpa d’ambiente”.

Da qui la scelta di impugnare il provvedimento. L’obiettivo, spiegano i difensori, è ottenere in appello una nuova valutazione complessiva del caso che tenga conto delle testimonianze e ricostruisca correttamente la vicenda, riaffermando – sostengono – la totale estraneità di Ivano Perrone a contesti criminali e il suo diritto ai benefici previsti dalla legge.

Sulla vicenda interviene anche il consigliere regionale Ciro Buonajuto: l’ex sindaco di Ercolano – protagonista della stagione della rinascita anti-clan della città degli Scavi – invita alla prudenza ma sottolinea la necessità di fare piena luce. La questione, osserva, non è soltanto giuridica ma anche morale: stabilire se Ivano Perrone fosse davvero vicino agli ambienti della camorra oppure semplicemente un cittadino finito, suo malgrado, nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Un confine sottile ma decisivo, soprattutto in un territorio come Ercolano, segnato da anni di convivenza forzata tra criminalità e vita quotidiana. Lo storico pupillo dell’ex premier Matteo Renzi ribadisce la fiducia nella magistratura e nella possibilità che il giudizio di secondo grado possa chiarire definitivamente ogni aspetto della vicenda. Una storia che resta sospesa tra verità processuale e percezione pubblica, in attesa di una risposta che, per Ivano Perrone, vale molto più di un riconoscimento formale.

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