L’Italia dei talenti divisi: chi parte per crescere e chi resta per cambiare
FUTURO E INCERTEZZE
10 aprile 2026
FUTURO E INCERTEZZE
L’Italia dei talenti divisi: chi parte per crescere e chi resta per cambiare
Le storie di Riziero Esposito Abate e Maria Serena Roca dimostrano che anche nel Mezzogiorno è possibile fare ricerca d’eccellenza, tra ostacoli strutturali e nuove opportunità.
Serena Uvale

Il fenomeno della “fuga di cervelli”

La cosiddetta “fuga di cervelli” indica il fenomeno per cui un’alta quantità di persone si sposta dal proprio Paese d’origine verso l’estero. Si tratta di una migrazione con la quale l’Italia fa i conti da tempo e che continua a rappresentare una criticità strutturale difficile da arginare.

La scelta di restare

In questo scenario complesso, però, esiste anche una narrazione parallela e altrettanto significativa: quella di chi resta. Chi sceglie di confrontarsi quotidianamente con le difficoltà, di accettare compromessi e di investire le proprie competenze nel territorio di origine.

Due percorsi a confronto

Per comprendere meglio il bivio professionale davanti al quale si trovano molti giovani, abbiamo messo a confronto due percorsi speculari: quattro storie che partono dal Sud ma che poi tracciano rotte differenti. Da un lato c’è chi parte, dall’altro chi resta, come Riziero e Maria Serena, ricercatori d’eccellenza dell’Istituto Pascale di Napoli, grazie ai quali recentemente sono stati ottenuti milioni di euro di finanziamenti per la ricerca sui tumori.

Ricerca e valore nel Mezzogiorno

Le loro storie fanno parte di una stessa realtà fatta di scelte, sacrifici, responsabilità e spesso anche di rinunce silenziose. Entrambi operano in un ambiente altamente specializzato e rappresentano una risorsa fondamentale per il Mezzogiorno.

Centri come il Pascale dimostrano infatti che è possibile scardinare il pregiudizio della cosiddetta “periferia scientifica”, secondo cui l’innovazione sarebbe necessariamente concentrata altrove.

Superare il pregiudizio della periferia

Al contrario, esperienze come questa mostrano che, se sostenuti adeguatamente, anche i contesti considerati marginali possono diventare poli di eccellenza. I finanziamenti ottenuti potranno incidere profondamente sul futuro della medicina oncologica e rappresentano un passo importante non solo sul piano scientifico, ma anche simbolico.

Il valore del merito

Vedere due ricercatori under 40 distinguersi in una selezione così rigorosa invia infatti un messaggio chiaro: quando il merito incontra infrastrutture adeguate e un contesto capace di valorizzarlo, il Sud può smettere di essere percepito come un luogo da cui partire e trasformarsi in uno spazio in cui costruire.

I protagonisti del cambiamento

Il Dottor Riziero Esposito Abate e la Dottoressa Maria Serena Roca sono oggi parte attiva di questo cambiamento. Entrambi hanno trovato al Pascale una realtà capace di offrire opportunità di crescita personale e professionale.

Restare come scelta consapevole

Per il dottor Esposito Abate, la scelta di restare va letta in maniera lucida: «Restare significa impiegare le proprie competenze in qualcosa che possa generare valore localmente» chiarisce anche un punto fondamentale, spesso trascurato nel dibattito pubblico: «Non deve equivalere ad accettare condizioni peggiori. Se il contesto non offre spazio di crescita, andare via non è un tradimento, ma una scelta razionale».

Tra difficoltà e adattamento

Come molti colleghi, ha valutato l’idea di lasciare l’Italia, soprattutto nei momenti segnati da maggiore precarietà contrattuale e da prospettive poco definite. Proprio le difficoltà si sono trasformate in stimolo: «Ci hanno spinto a trovare soluzioni alternative, a ottimizzare le risorse e a sviluppare maggiore flessibilità». Un approccio che si è tradotto in competenze trasversali e capacità di adattamento.

L’incertezza come sfida

Oggi, lavorare a Napoli rappresenta per lui un traguardo importante. C’è però un elemento critico: l’incertezza, sia sul piano contrattuale sia in termini di prospettive future. È questo uno dei compromessi più difficili da accettare, una scommessa che, nel suo caso, ha dato i suoi frutti, dimostrando che anche nel Sud è possibile fare ricerca di gran rilievo.

Tra carriera e vita personale

Il percorso della Dottoressa Maria Serena Roca si sviluppa invece lungo una costante ricerca di equilibrio tra carriera e vita personale. La sua attività si divide tra diverse realtà: il Regina Elena di Roma, città in cui vive, il Pascale di Napoli e il Crom di Mercogliano.

Una rete per crescere

Una dimensione dinamica che riflette non solo la complessità del lavoro di ricerca in Italia, ma anche la necessità di costruire reti e connessioni per poter crescere professionalmente. Per lei, restare al Sud assume anche un valore etico e identitario: «Significa restituire al territorio le competenze acquisite, generare valore laddove spesso si pensa che non sia possibile farlo».

Il richiamo dell’estero

Durante il suo dottorato ha trascorso un anno ad Amsterdam, un’esperienza che ha inevitabilmente aperto nuove prospettive: «In quel periodo ho pensato seriamente che restare all’estero fosse la soluzione più logica. E ancora oggi il dubbio riaffiora quando mi scontro con i nostri limiti strutturali».

Il ruolo dei mentori

A trattenerla è stata soprattutto la fiducia in una rete di professionisti e mentori, tra cui il Direttore Scientifico Alfredo Budillon e la Dottoressa Elena di Gennaro, figure che hanno contribuito a costruire un ambiente di lavoro stimolante, competitivo e capace di valorizzare il talento.

Il peso della percezione

Quando le si chiede quale sia il compromesso più difficile da accettare, la risposta è netta: «All’esterno le nostre competenze possono sembrare inferiori». Una percezione che rischia di incidere non solo sull’immagine, ma anche sulle opportunità.

I risultati che cambiano la narrazione

Eppure, proprio contro questa narrazione si muovono i risultati concreti ottenuti da lei e dai suoi colleghi — tra cui Federica Iannelli, Rita Lombardi, Domenico Mallardo e Francesca Foschini — che dimostrano il valore della ricerca prodotta al Sud. «Pur essendo donne e mamme in un contesto che non sempre agevola», sottolinea la dottoressa Roca, «qui si può fare ricerca di rilievo mondiale».

Restare non è rinunciare

Le loro storie dimostrano che restare non è sinonimo di rinuncia, ma una scelta complessa e consapevole, che richiede determinazione, visione e un forte senso di responsabilità. Allo stesso tempo, mettono in luce quanto sia necessario un cambiamento strutturale: perché restare smetta di essere un atto controcorrente e diventi, finalmente, una possibilità reale e sostenibile per molti.