Il caso del piccolo Domenico che lo scorso 21 febbraio è deceduto a seguito di un intervento di trapianto cardiaco andato male, si sta ora ripercuotendo sui bambini cardiopatici in cura al Monaldi.
835, questo è il numero dei genitori dei piccoli pazienti che hanno scritto una lettera al governatore della regione della Campania Roberto Fico in merito alla sua dichiarazione sulla presunta continuità delle cure presso L’ospedale Monaldi di Napoli, che però attualmente risulterebbero del tutto insufficienti e molto lontane della realtà vissuta quotidianamente dalle famiglie.
La preoccupazione dei genitori
Per queste famiglie il Monaldi rappresenta da anni un centro di eccellenza riconosciuto, un presidio fondamentale per la salute e la tutela dei figli, ad oggi invece i genitori dei piccoli pazienti vivono una progressiva disgregazione delle certezze che si sono costruite nel tempo.
«Percorsi terapeutici interrotti o incerti, carenza di riferimenti clinici stabili, informazioni frammentarie e spesso contraddittorie. »
Verso le vie legali
Innumerevoli sono i genitori che si sono rivolti agli avvocati Sergio Pisani e Pellegrino Comitale, ed il numero aumenta ogni ora sempre di più, infatti, gli avvocati fanno sapere che entro oggi potrebbero toccare quota mille.
L’abbandono delle famiglie
«Le nostre famiglie si sentono del tutto abbandonate- si legge ancora nella nota – lasciate sole a gestire situazioni cliniche complesse e delicate, senza garanzie reali sulla continuità assistenziale».
A tutto ciò si aggiunge anche un tassello in più alla preoccupazione generale, la continuità assistenziale evocata pubblicamente risulterebbe, per queste famiglie, nei fatti, limitata e parziale.
Infatti, i medici che provengono da Roma, durante il fine settimana, non sono presenti, determinando vuoti assistenziali, che diventerebbero incompatibili con la gestione di patologie così gravi e complesse.
L’appello
«Attraverso i nostri legali – concludono gli 835 genitori – chiediamo con fermezza e urgenza atti immediati e verificabili che garantiscano la reale continuità delle cure; chiarezza definitiva sull’organizzazione dei servizi e sulla disponibilità del personale medico su base giornaliera; l’attivazione di un confronto diretto, strutturato e permanente con le famiglie; il ripristino degli standard qualitativi che hanno reso il Monaldi un punto di riferimento nazionale».
La delicatezza del caso Monaldi ha trascinato con sé la vita di altri piccoli pazienti, facendo aumentate la preoccupazione di questi 835 genitori che chiedo solo cure continue, chiarezza, un confronto diretto, ma soprattutto un ripristino degli standard qualitativi che per anni hanno reso l’Ospedale Monaldi un porto sicuro per la vita dei propri figli.

