Scontro aperto dopo l'inaugurazione del «Rio Lavello». Non bastano il taglio del nastro e l’entusiasmo istituzionale a placare i dubbi…
LA POLEMICA
11 aprile 2026
LA POLEMICA
Castellammare. Scontro tra storici sul Rio Lavello
I dubbi sull'intitolazione del sentiero di Quisisana
Non c’è pace tra le selve di Quisisana. Quello che doveva essere un tranquillo intervento di valorizzazione ambientale si è trasformato in un acceso scontro storiografico che vede contrapposti lo storico locale Angelo Acampora e l’Archeoclub d’Italia APS Stabiae. Al centro della contesa, un nome: la “Cascata del Rio Lavello“.
La ricostruzione
La miccia è stata accesa da Angelo Acampora, che ha aspramente criticato l’inaugurazione del nuovo sentiero. Secondo lo storico, il termine “Rio Lavello” sarebbe un’invenzione moderna, priva di riscontri nei documenti d’archivio. Acampora cita il decreto reale del 17 maggio 1822, nel quale Ferdinando IV di Borbone elencava oltre trenta toponimi dell’area boschiva (tra cui Acqua del Lapillo e Bosco Mortale) senza mai menzionare il “Lavello”.
I documenti borbonici
Per lo storico, l’area interessata dai lavori dell’architetto borbonico Antonio Ciofi era nota anticamente come “Grottelle”. L’uso del termine “Rio” al posto del tradizionale “Rivo”, unito a un nome ritenuto inesistente, rappresenterebbe per Acampora un sacrificio della verità storica in favore di una narrazione turistica “orecchiabile” ma infondata.
La replica
Non si è fatta attendere la risposta dell’Archeoclub Stabiae, affidata al socio fondatore Massimo Santaniello. L’associazione respinge con fermezza le accuse di superficialità, rivendicando anni di esplorazioni e studi sui testi antichi. La “prova regina” presentata dall’Archeoclub è una mappa del 1793 redatta proprio dall’Architetto Antonio Ciofi per il progetto dell’acquedotto borbonico. «Il toponimo Lavello è chiaramente rappresentato in quella mappa dettagliata – spiega Santaniello – che riporta tutti i nomi dei ruscelli dei Boschi di Quisisana. Non ci affidiamo all’improvvisazione». Secondo l’associazione, dunque, il nome non sarebbe una “fola” moderna, ma un termine tecnico e geografico settecentesco, recuperato proprio attraverso l’analisi dei progetti originali dell’epoca.
La polemica politica
Oltre alla questione filologica, l’Archeoclub stigmatizza la polemica definendola “ingenerosa” verso l’amministrazione comunale e l’Ente Parco dei Monti Lattari. Santaniello sottolinea come l’intervento da 10mila euro per la cascata sia solo un «segnale di partenza» rispetto a un piano molto più ambizioso. Il Comune ha infatti messo a bilancio 3 milioni di euro per il recupero integrale dell’area delle Fontane del Re e dei sentieri circostanti. Un investimento imponente che mira a strappare al degrado zone abbandonate da decenni. Mentre gli storici si dividono sulle mappe del Settecento, la sfida per Quisisana resta quella di coniugare il rigore scientifico con la necessità di restituire ai cittadini e ai visitatori la bellezza naturale di uno dei polmoni verdi più preziosi della Campania.

