Il calcio italiano deve cambiare pelle, e deve farlo in fretta. Aurelio De Laurentiis, dal microfono dell’emittente americana CBS, lancia l’ennesima provocazione destinata a scuotere i palazzi del potere sportivo. Il patron del Napoli ha le idee chiare: il sistema attuale è insostenibile, sia economicamente che strutturalmente.
Il nodo del calendario: Serie A a 16 squadre
La prima grande battaglia riguarda il numero delle partecipanti al campionato. Per De Laurentiis, la Serie A a 20 squadre è un errore strategico. Il produttore cinematografico spinge da anni per un ritorno a 16 club. L’obiettivo è duplice: ridurre il carico di partite e liberare spazio per la Nazionale. Secondo il presidente azzurro, con meno turni di campionato si potrebbero concedere due mesi ai commissari tecnici per allenare gli azzurri, restituendo valore alla maglia dell’Italia.
La crociata contro UEFA e FIFA
L’attacco si sposta poi sul fronte internazionale. Sotto la lente d’ingrandimento finiscono la UEFA e la FIFA. Il punto della contesa è la gestione economica e la tutela dei club. De Laurentiis solleva il problema degli infortuni nelle gare delle selezioni nazionali. “Perché non esiste un’assicurazione seria?”, si chiede il patron. La proposta è netta: indennizzi parametrati alla durata dello stop. Se un giocatore si ferma per un mese, il club riceve una cifra X. Se resta fuori un anno, la federazione dovrebbe pagare il sostituto.Il presidente non usa mezzi termini e accusa i vertici del calcio di mentire sulla redistribuzione dei proventi. Per lui, i soldi generati appartengono ai club, che sono i veri investitori, e non alle federazioni che gestiscono il potere senza rischi d’impresa.
La gestione FIGC e il caso Gravina
Non mancano critiche feroci alla governance nazionale. De Laurentiis boccia la gestione di Gabriele Gravina. A suo dire, serve una figura nuova al vertice della FIGC. Non un ex calciatore, ma un manager con peso politico. Una persona capace di dialogare con il Governo per risolvere nodi fiscali e burocratici. Il calcio, sottolinea il patron del Napoli, è un’industria, ma chi comanda non sembra rendersene conto.In questo contesto, viene citato anche Rino Gattuso. Il riferimento è a un clima di eccessiva ansia che circonda il mondo del calcio. Per avere successo, secondo De Laurentiis, serve relax e chimica, elementi che sono mancati in passate gestioni a causa di eccessive preoccupazioni politiche e comunicative.
Il peso degli agenti e l’anarchia arbitrale
Il monologo tocca anche la piaga degli agenti, definiti ormai “proprietari del calcio”. Un sistema che toglie sovranità ai club. C’è spazio anche per le lamentele sulla classe arbitrale. Il presidente parla di “anarchia” nelle decisioni sul campo e sui tempi di recupero, ribadendo che la mancanza di standard certi danneggia lo spettacolo e l’investimento sportivo.
Il modello Napoli: competere con i giganti
Infine, un tuffo nella realtà economica del club partenopeo. Il Napoli guadagna un terzo rispetto a Inter e Milan, e una frazione di ciò che incassano colossi come Real Madrid o Manchester City. Eppure, grazie a una gestione finanziaria oculata, la squadra è rimasta competitiva. “Siamo stati capaci di rendere la vita difficile agli altri”, conclude De Laurentiis, rivendicando con orgoglio la sostenibilità del suo modello contro i debiti dei grandi club.

