Carichi di droga nell’Agro, condanne per 130 anni all’organizzazione al soldo dei Fezza/De Vivo
IL PROCESSO
12 aprile 2026
IL PROCESSO
Carichi di droga nell’Agro, condanne per 130 anni all’organizzazione al soldo dei Fezza/De Vivo
A giudizio venti imputati che hanno incassato condanne durissime
Mario Memoli

Carichi di droga nell’Agro: condanne per l’organizzazione criminale. Traffico di droga dall’Agro nocerino-sarnese al resto della provincia: si è concluso con 20 condanne, per un totale di circa 130 anni di reclusione, il processo con rito abbreviato davanti al gup del Tribunale di Salerno. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, era scattata dopo l’arresto del latitante Daniele Confessore. L’uomo ritenuto vicino al clan Fezza/De Vivo. Indagini culminate poi con il blitz del maggio 2025 con numerosi arresti e indagati. Al centro delle indagini un vasto traffico di stupefacenti, che avrebbe visto tra i promotori proprio Confessore.

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Il 36enne è stato condannato a 14 anni e 2 mesi di carcere. L’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio ha retto per altri nove imputati: Manuel Bove (7 anni e 10 mesi), Carmine Canale (7 anni e 3 mesi), Carmine Carusone (9 anni e 10 mesi), Gianmarco Carusone (7 anni), Alfonso De Prisco (7 anni e 8 mesi), Leonardo Iapicco – ritenuto anch’egli promotore – (17 anni e 6 mesi), Simone Lucillo (7 anni), Laura Senatore (7 anni e 4 mesi) e Michele Tramontano (7 anni). Assolti dall’accusa associativa, ma comunque condannati per altri reati, Mario Prete (3 anni) e Giuseppe D’Auria (1 anno e 4 mesi).

 

Le restanti condanne, legate in gran parte a episodi di spaccio e detenzione di droga senza vincolo associativo, vanno dai 2 ai 4 anni di reclusione. Secondo gli inquirenti, nonostante l’arresto di Confessore, l’organizzazione avrebbe continuato a operare senza interruzioni. Riorganizzandosi rapidamente. Nuovi luoghi di stoccaggio, diverse modalità di approvvigionamento e una rete di comunicazione, anche internazionale, aggiornata e sicura.

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Nel corso delle indagini furono arrestati in flagranza quattro pusher e sequestrati 8 chili di hashish e 600 grammi di cocaina. A conferma di un’attività di spaccio estesa non solo alla città di Pagani, ma a tutto il territorio dell’Agro nocerino-sarnese. Gli investigatori hanno inoltre accertato il reimpiego dei proventi illeciti in attività commerciali, tra cui rivendite di generi di monopolio, bar e negozi al dettaglio. Per questo fu disposto il sequestro preventivo di un ramo d’azienda, oltre a beni mobili e immobili, denaro e crediti, per un valore complessivo di circa 130mila euro.

 

La droga trattata comprendeva cocaina, hashish, marijuana e “amnesia”. L’inchiesta contestava anche altri reati. Tra cui estorsione, favoreggiamento, riciclaggio e detenzione di armi. Per alcuni imputati è stato scelto il rito ordinario. Tre persone, infine, erano accusate di aver favorito la latitanza di Confessore. Per l’Antimafia, lo spaccio era gestito “secondo modalità operative tipiche del clan paganese”, sia per quanto riguarda le forniture sia per i pagamenti. Ulteriori riscontri investigativi arrivarono da due sequestri di droga. Uno da 13 e l’altro da 8 chili. Uno dei sequestri fu effettuato in un garage a Nocera Superiore. Anche dopo l’arresto di Confessore, il gruppo si sarebbe attivato per individuare nuovi depositi. Alcune richieste di approvvigionamento, con contatti riconducibili anche a un clan di Napoli, sarebbero state captate persino dall’interno del carcere di Fuorni. Le condanne rappresentano il primo grado del procedimento.