Castellammare, Il pentito vuota il sacco: «Così i D’Alessandro avevano le soffiate sugli appalti»
CAMORRA
14 aprile 2026
CAMORRA
Castellammare, Il pentito vuota il sacco: «Così i D’Alessandro avevano le soffiate sugli appalti»
I retroscena dell’inchiesta sulle infiltrazioni del clan al Comune Rapicano: «Così i D’Alessandro sapevano gli importi delle gare»
Michele De Feo

Finivano direttamente sulle scrivanie dei boss del clan D’Alessandro le carte dei grossi appalti del Comune di Castellammare.   Se la cosca aveva interesse a mettere le mani su una commessa di Palazzo Farnese, riusciva a conoscere le cifre che le altre ditte presentavano nelle buste chiuse e, di conseguenza, regolarsi su quanto offrire alle gare.

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Non ci gira troppo intorno Pasquale Rapicano, ex killer della cosca di Scanzano passato a collaborare con la giustizia nel 2020, di fronte ai pm dell’Antimafia quando viene interrogato sulle infiltrazioni del clan D’Alessandro negli uffici di Palazzo Farnese, sede del Comune di Castellammare.

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Il pentito sta svelando i segreti della faida

Ed è proprio nel fascicolo d’inchiesta sulle collusioni tra cosa pubblica e cosca di Scanzano che compare un nuovo verbale della gola profonda al servizio dell’Antimafia. Sulle rivelazioni fatte dal super pentito sono ancora in corso le operazioni di riscontro degli investigatori, anche perché decine di pagine del suo interrogatorio sono ancora coperte da omissis.

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I verbali del collaboratore

Vuoti che oggi pesano come un macigno, visto anche lo spettro di un nuovo scioglimento per camorra della giunta comunale dopo quello del 2022. Gli ispettori nominati dalla Prefettura, infatti, termineranno il loro lavoro di ispezione tra un paio di settimane per poi consegnare la loro relazione al Ministero dell’Interno, che dovrà decidere se sciogliere o meno il consiglio comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata.

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È in questo scenario che contemporaneamente sta andando avanti l’inchiesta dell’Antimafia sulle infiltrazioni della camorra al Comune di Castellammare. Un’indagine scottante e che fa tremare Palazzo Farnese. Per il momento, l’unico nome venuto fuori tra i profili che gli investigatori hanno nel mirino è quello dell’ex consigliere comunale Gennaro Oscurato, che nei mesi scorsi è stato interrogato dai magistrati dell’Antimafia per oltre tre ore.

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Il politico è indagato per concorso esterno ad associazione mafiosa e nell’ultima inchiesta dell’Antimafia è stato intercettato in alcune conversazioni telefoniche con Michele Abruzzese, ras del clan D’Alessandro. Durante il confronto con i pm dell’Antimafia, l’uomo ha respinto ogni suo coinvolgimento in dinamiche criminali. Nel frattempo, negli ultimi mesi sono stati riascoltati alcuni collaboratori di giustizia.

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«Non abbiamo l’abitudine di stipendiare i professionisti e i funzionari al servizio del clan, ma preferiamo fargli un regalo. Così…

Tra questi Pasquale Rapicano, che ha riferito sulla posizione di alcuni dipendenti comunali che sarebbero al servizio del clan D’Alessandro e che passerebbero informazioni sugli appalti agli emissari della cosca, solitamente soggetti incensurati e insospettabili, ben addentro agli uffici comunali. Un sistema venuto fuori dai retroscena dell’inchiesta Antimafia “Domino III”, che ha ricostruito le dinamiche della multinazionale del crimine tra il 2020 e il 2022. Rapicano, inoltre, racconta anche di alcuni favoritismi ricevuti personalmente, come esenzioni dai pagamenti su pratiche edilizie e agevolazioni sui condoni.