Riparte il processo per la morte di Maradona, ci sono 7 imputati
IL PIBE DE ORO
14 aprile 2026
IL PIBE DE ORO
Riparte il processo per la morte di Maradona, ci sono 7 imputati
Dopo il precedente annullamento, si riapre il fascicolo sulla morte del campione del Napoli
Andrea Ripa

È iniziato oggi a Buenos Aires il nuovo processo per la morte di Diego Armando Maradona, scomparso il 25 novembre 2020 a 60 anni. Nell’aula del tribunale di San Isidro erano presenti i familiari più stretti, C’erano le figlie Dalma, Giannina e Jana, l’ex compagna Verónica Ojeda e le sorelle Rita, Ana e Claudia. All’ingresso, Ojeda ha parlato con i giornalisti: “La famiglia vuole solo giustizia e che questo processo si concluda una volta per tutte”.

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Un sentimento condiviso anche dal legale delle figlie, Fernando Burlando, che ha definito “imminente” una possibile condanna, denunciando al contempo la stanchezza dei familiari per i continui rinvii. Tra gli obiettivi della parte civile, ha spiegato, c’è quello di “evitare manovre dilatorie” da parte della difesa. Il procedimento riparte dopo il clamoroso annullamento del primo processo. Era stato travolto dalle irregolarità attribuite alla giudice Julieta Makintach. La donna era coinvolta nella realizzazione non autorizzata di una miniserie sul caso.

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Il nuovo calendario prevede due udienze settimanali, ridotte rispetto alle tre inizialmente previste. Dimezzato anche il numero di testimoni: da 178 a 90. Sul banco degli imputati siedono sette membri dello staff medico che seguiva Maradona dopo l’intervento per la rimozione di un ematoma alla testa. A giudizio il neurochirurgo Leopoldo Luque, la psichiatra Agustina Cosachov, lo psicologo Carlos Díaz, l’infermiere Ricardo Almirón, il suo superiore Mariano Perroni, la coordinatrice della compagnia sanitaria Nancy Forlini e il medico clinico Pedro Di Spagna. A segnare l’apertura del processo sono state le parole durissime del pubblico ministero Patricio Ferrari. “Quella di Maradona è stata una morte annunciata. È stato abbandonato al suo destino”.

Secondo l’accusa, il ricovero domiciliare fu “segnato dalla crudeltà” e da una “indifferenza letale e criminale”. Ferrari ha sostenuto che l’ex campione “ha iniziato a morire almeno 12 ore prima del decesso”. Ha sostenuto che un ricovero tempestivo in una struttura adeguata avrebbe potuto salvarlo.

“Il mondo ha visto le condizioni del suo corpo dopo la morte: non hanno fatto nulla”, ha aggiunto. L’autopsia ha stabilito che Maradona morì per un edema polmonare acuto causato da insufficienza cardiaca. Il cuore, del peso di 503 grammi — circa il doppio della norma — presentava una cardiomiopatia dilatativa e un grave accumulo di liquidi, diffuso in tutto il corpo. Il processo, destinato a riaccendere l’attenzione mondiale sulla scomparsa del Pibe de Oro, si preannuncia lungo e complesso. Ma per la famiglia e per milioni di tifosi, resta un’unica richiesta: verità e giustizia.