Ucciso a Ponticelli, Fabio è una vittima innocente. Fermati i sicari in scooter, uno è minore
AMMAZZATO PER ERRORE
14 aprile 2026
AMMAZZATO PER ERRORE
Ucciso a Ponticelli, Fabio è una vittima innocente. Fermati i sicari in scooter, uno è minore
A ucciderlo un 23enne vicino al clan De Micco, il colpo di pistola sarebbe partito per errore
Andrea Ripa

Ucciso a Ponticelli davanti a un bar, la procura chiude il cerchio attorno ai responsabili. Un’escalation di violenza legata agli equilibri criminali sul territorio, un conflitto a fuoco tra gruppi rivali e, infine, la morte di un innocente. È questo il drammatico scenario che ha portato all’uccisione di Fabio Ascione. C’è una svolta sulla mrote del 20enne colpito da un proiettile all’alba del 7 aprile nel quartiere di Ponticelli. Secondo le indagini, il conflitto sarebbe riconducibile al business dei furti d’auto e a uno “sconfinamento” tra gruppi criminali attivi nella zona orientale della città. Nella notte appena trascorsa, i carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno sottoposto a fermo Francesco Pio Autiero, 23 anni. E’ ritenuto vicino al clan De Micco. Il giovane è stato trasferito nel carcere di Secondigliano.

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La sparatoria e il colpo fatale. Poco prima della tragedia, Autiero – insieme a un minorenne – avrebbe partecipato a una sparatoria mentre era in sella a uno scooter, contro un gruppo rivale ritenuto legato al clan Veneruso-Rea, a bordo di un SUV. Dopo il raid, il 23enne si sarebbe fermato nei pressi dell’androne di un palazzo. Lì, secondo le testimonianze, avrebbe iniziato a vantarsi dell’accaduto mostrando l’arma ancora carica. Tra i presenti c’era anche Fabio Ascione, appena uscito dal lavoro. Il giovane si sarebbe fermato ad ascoltare, ignaro del pericolo. È in quel momento che, mentre Autiero maneggiava la pistola, sarebbe partito accidentalmente il colpo che ha raggiunto Ascione al petto. “Uà, mi hai colpito”, avrebbe detto il ragazzo prima di accasciarsi. Trasportato d’urgenza all’ospedale Villa Betania, è morto poco dopo le sei del mattino.

Fermato anche un minore. Nel corso delle indagini è stato rintracciato e fermato anche un 17enne. Poi condotto nel centro di accoglienza dei Colli Aminei. Entrambi sono ritenuti coinvolti nella sparatoria che ha preceduto l’omicidio. Gli investigatori stanno ricostruendo con precisione la dinamica e i rapporti tra i gruppi coinvolti, in un contesto segnato da tensioni criminali sempre più frequenti tra giovanissimi.

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Il dolore della città e i funerali. Intanto, Napoli si è stretta attorno alla famiglia della vittima. Nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, a Ponticelli, si sono svolti i funerali del giovane, celebrati dall’arcivescovo Domenico Battaglia. Grande commozione all’arrivo del feretro, sul quale è stata deposta la maglia che Ascione indossava per lavorare in una sala bingo, la stessa da cui stava tornando quando è stato ucciso. Presenti associazioni di quartiere e realtà anticamorra, oltre a rappresentanti istituzionali, tra cui la vicesindaca Laura Lieto.

 

Le parole di Manfredi. Sull’accaduto è intervenuto anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che ha elogiato il lavoro degli investigatori. “Complimenti alla magistratura e alle forze dell’ordine per aver individuato i presunti colpevoli. Una risposta immediata ad azioni criminali che spesso coinvolgono giovani e giovanissimi”.

 

Ennesima vittima innocente. La vicenda di Fabio Ascione riporta al centro dell’attenzione il tema delle vittime innocenti della criminalità organizzata. Un ragazzo estraneo a qualsiasi contesto malavitoso. Colpito per caso in un contesto di violenza che continua a coinvolgere sempre più spesso giovani e minorenni. Un’altra vita spezzata, che riapre interrogativi profondi sulla sicurezza, sul controllo del territorio e sulle prospettive per le nuove generazioni nelle periferie urbane.