Un futuro immaginato, ma costruito su radici profonde, identitarie e culturali. È quello raccontato in “La secessione di San Gennaro”, il nuovo romanzo di Paolo Trapani, che proietta Napoli in uno scenario tanto provocatorio quanto suggestivo: la nascita di uno Stato indipendente nel cuore del Mediterraneo. La data simbolo è il 10 maggio 2034, giorno in cui viene proclamata la nascita dello “Stato Città di Napoli”.
La secessione. Una secessione costruita sul principio di autodeterminazione dei popoli, che nel romanzo diventa il punto di arrivo di un lungo percorso storico e culturale. Al centro, la volontà dei napoletani di riappropriarsi del proprio destino dopo secoli di dominazioni esterne, in una narrazione che mescola fantasia, storia e riflessione politica. Il nuovo Stato immaginato da Trapani si ispira alla struttura della polis greca: una città organizzata in consigli municipali, eredi dei “Sedili”, antiche assemblee politiche dei quartieri.
Un laboratorio contemporaneo. Un modello che punta su partecipazione diretta e identità territoriale, trasformando Napoli in un laboratorio istituzionale contemporaneo. Il romanzo, pubblicato da Giannini Editore nella collana “I Sorsi”, si muove su un doppio binario: da un lato il racconto di una rivoluzione civile e politica, dall’altro una riflessione ironica e visionaria sulle potenzialità inespresse della città. Non a caso, uno degli elementi più originali è il sistema economico: il Tesoro di San Gennaro diventa la base di una criptovaluta, la “Januaria”, ancorata simbolicamente al valore degli ori del Santo.
Il romanzo. Attraverso le vicende di tre giovani protagonisti e di un movimento studentesco, Trapani costruisce una narrazione dinamica che accompagna il lettore in un processo rivoluzionario inedito: per la prima volta, Napoli governa sé stessa. Un racconto che, pur restando nel perimetro della fantasia, solleva interrogativi concreti su autonomia, identità e futuro. “La secessione di San Gennaro” si presenta così come un’opera capace di unire provocazione e appartenenza, immaginando una città che da simbolo di contraddizioni diventa motore di una possibile rinascita politica, culturale ed economica.

