Sistema Sorrento, la gara «spezzatino» per il restyling dello Stadio Italia
L'INCHIESTA
15 Aprile 2026
L'INCHIESTA
Sistema Sorrento, la gara «spezzatino» per il restyling dello Stadio Italia
Dalla richiesta del 10% alla gara frazionata: secondo la Procura un meccanismo per orientare progettazione e affidamenti
Michele De Feo

Cinque milioni e quattrocentomila euro. È il valore della riqualificazione dello Stadio Italia. Ma, secondo la Procura, la vera partita si sarebbe giocata lontano dal campo: tra percentuali, affidamenti e un sistema capace di orientare progettazione e appalti. Anche qui, il punto di partenza è sempre lo stesso. Il presunto «patto corruttivo» che vede al centro il sindaco Massimo Coppola e il suo fiduciario Raffaele Guida.

La tangente. Nel capo dedicato allo stadio entra in scena un imprenditore che avrebbe garantito «una somma indebita di denaro… pari al 7% del valore complessivo dell’affidamento». Una cifra notevole, considerato l’importo dell’opera pari a 5,4 euro. Il meccanismo, sempre secondo la Procura, è quello già delineato in altri episodi: il denaro consegnato a Guida «in nome e per conto di Coppola», quale «prezzo dell’asservimento della sua qualità e delle sue funzioni di sindaco». In cambio, sarebbe stato ipotizzato un intervento diretto sull’esito della procedura: «fare in modo che venisse aggiudicato» a quell’impresa l’appalto per la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori.

La trattativa. Da quel che emergerebbe dall’inchiesta e dalle audizioni dell’autunno scorso, inizialmente la richiesta di tangente che sarebbe stata prospettata dal fiduciario dell’ex sindaco sarebbe stata pari al 10% del valore dell’opera. L’imprenditore avrebbe opposto un rifiuto dinanzi alla richiesta così elevata. A quel punto, secondo la ricostruzione, si sarebbe aperta una fase di trattativa “al ribasso” sulle percentuali corruttive. Ma il quadro verosimilmente non si sarebbe però consolidato nella direzione inizialmente ipotizzata. L’imprenditore, infatti, non risulta tra gli aggiudicatari della gara.

Il progetto. Ma è proprio su questo punto che il quadro si articola e segue ulteriori percorsi. Il capitolo più denso riguarda infatti le procedure tecniche. Secondo gli inquirenti, tutto partirebbe da un progetto redatto da due professionisti poi «ripreso pedissequamente» dal Comune. E posto a base di un’operazione di partenariato pubblico-privato. Un passaggio ritenuto decisivo. Perché – sempre secondo la Procura – chi ha elaborato quel progetto avrebbe mantenuto un ruolo centrale anche nelle fasi successive.

La gara “spezzatino”. In questo contesto si inserisce un altro elemento chiave: il frazionamento delle procedure.  Un funzionario comunale, «su indicazione del Coppola», avrebbe «frazionato artificiosamente sia la fase della progettazione che la fase esecutiva», così da rientrare nei limiti dell’affidamento diretto. Tre gare distinte: progettazione, prestazioni strutturali e sicurezza. Tutte, secondo l’accusa, «finalizzate ad affidare i lavori di progettazione allo studio» dei due professionisti. Poi la gara principale, quella per progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori.

Il ribasso anomalo. Qui si inserisce un ulteriore snodo: il funzionario, «di concerto» con uno dei professionisti, avrebbe consegnato gli elaborati progettuali prima della pubblicazione del bando a Coppola, affinché venissero trasmessi, tramite Guida, «agli imprenditori preselezionati». Il risultato finale porta all’aggiudicazione. Ed è proprio su questo esito che si innesta un altro elemento ritenuto significativo: un ribasso «anomalo, del 50%» riferito alla progettazione.

Il sistema. Un dato che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato reso possibile «proprio per effetto del rapporto di immedesimazione» tra chi aveva redatto il progetto e chi ha presentato l’offerta. L’impianto accusatorio disegna così un sistema articolato, capace – secondo la Procura – di «turbare le procedure» e orientare tutte le fasi dell’appalto. Dalla progettazione iniziale fino all’aggiudicazione finale.