Sistema Sorrento, il patto sul Teatro Tasso per dividersi i profitti della gestione
LA MAXI-INCHIESTA
15 aprile 2026
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Sistema Sorrento, il patto sul Teatro Tasso per dividersi i profitti della gestione
Dietro il sipario, secondo la Procura, non solo cultura ma un sistema di interessi: gestione, eventi e lavori pubblici al centro di un presunto patto corruttivo.
Michele De Feo

Il teatro nel cuore della città per anni ha veicolato arte e raccontato storie. Ma secondo la ricostruzione della procura, dietro il sipario del Teatro Tasso si sarebbe consumata un’altra narrazione: quella di un sistema, di accordi e di interessi che avrebbero trasformato la cultura in moneta di scambio.

L’ex sindaco e il fiduciario. Il nome che torna, costante, è quello del sindaco Massimo Coppola, indicato come “aderente, quale proponente, al patto corruttivo”. Accanto a lui, una figura chiave: Raffaele Guida, definito “fiduciario del Coppola e intermediario… tra questi e gli operatori economici affidatari degli appalti”.

La gestione del teatro. La vicenda del Teatro Tasso si articola in più filoni. Ma uno dei più rilevanti riguarda la gestione stessa della struttura per il quinquennio 2023-2028. Secondo gli inquirenti, tutto si sarebbe giocato su un accordo preventivo con due imprenditori e il legale rappresentante di una società. Un’intesa che avrebbe avuto l’obiettivo di spartire gli introiti della gestione del teatro.

Il controllo della cultura. Nel decreto si legge che gli indagati “si facevano promettere la costituzione di una società, composta da quattro soci… all’interno della quale gli stessi avrebbero suddiviso i profitti derivanti dall’organizzazione degli eventi presso il Teatro Tasso”. Non solo denaro. Il potere, in questa ricostruzione, passa anche dal controllo culturale. È lo stesso atto a sottolinearlo: per Coppola era prevista “l’ulteriore possibilità di inserire, all’interno del calendario degli eventi, artisti da lui preselezionati”. Oltre alla facoltà di “proporre l’assunzione di figure” nell’organigramma del teatro. Una gestione, dunque, che secondo la Procura sarebbe stata tutt’altro che neutrale.

L’affidamento. Il passaggio chiave è quello dell’affidamento: il sindaco avrebbe “veicolato l’affidamento alla ditta della gestione, fruizione e valorizzazione del Teatro Comunale T. Tasso”, formalizzato con determinazione dirigenziale nell’estate 2023. Ma la vicenda non si esaurisce qui. Un ulteriore capitolo riguarda i lavori di adeguamento tecnologico del cinema teatro. Con ulteriori nomi e intrecci che, secondo la ricostruzione, delineano un secondo livello del sistema. La contestazione riguarda una promessa di “una percentuale del 5% rispetto all’importo dell’affidamento”. Indicata come “prezzo dell’asservimento della sua qualità e delle sue funzioni di sindaco”.

Lo scenario. Il meccanismo descritto dagli inquirenti si fonderebbe su pressioni sugli uffici, selezione pilotata degli operatori e un centro di interessi unico dietro società formalmente distinte. Le imprese coinvolte nelle procedure risultavano, secondo gli atti, “riconducibili alle stesse persone e allo stesso centro di interessi”. Elemento ritenuto decisivo per orientare gli esiti delle gare. Il Teatro Tasso emerge così non solo come spazio culturale, ma come snodo amministrativo e gestionale in cui, secondo l’impostazione accusatoria, si intrecciano affidamenti, assetti societari e interessi privati, in una rete che attraversa bandi, eventi e lavori pubblici.