FdI attacca il murale di Jorit su Albanese
Napoli. I muri di Napoli tornano a essere terreno di scontro politico e ideologico. Al centro della bufera l’ultima opera dello street artist Jorit, realizzata nel quartiere Barra e dedicata a Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Quello che doveva essere un omaggio alla giurista si è trasformato, nel giro di poche ore, in un caso politico nazionale.
L’affondo di Fratelli d’Italia.
“Non è arte, è odio”. Gli esponenti locali di Fratelli d’Italia, Gaetano Fiore e Giorgio Contovas, hanno espresso “ferma condanna e profonda indignazione”, definendo il murale un concentrato di messaggi subliminali volti a istigare all’odio. Secondo gli esponenti del partito di Giorgia Meloni, l’opera nasconderebbe simboli inaccettabili tra le pieghe del colore:
Slogan controversi: All’interno dell’occhio sinistro della Albanese sarebbe celata la frase “dal fiume al mare”, slogan interpretato da FdI come una negazione del diritto all’esistenza dello Stato d’Israele.
Attacchi ai leader mondiali: Il murale raffigurerebbe un soggetto nell’atto di rivolgere il dito medio al Premier Giorgia Meloni e all’ex Presidente USA Donald Trump, gesto definito “un attacco diretto e volgare alle democrazie occidentali”.
Iconografia della guerriglia: Sotto lo sguardo della protagonista, si distinguerebbero tre jet americani e un palestinese intento a lanciare sassi con una fionda.”Questo ‘obbrobrio’ non è arte, è propaganda politica di parte che strizza l’occhio ai terroristi di Hamas”, dichiarano i rappresentanti di FdI, annunciando una raccolta firme tra i cittadini di Barra per chiedere l’immediata cancellazione dell’opera.
Il profilo: Chi è Francesca Albanese e perché divide l’opinione pubblica
L’opera di Jorit non è casuale: sceglie un personaggio che da anni è al centro di una tempesta diplomatica senza sosta. Francesca Albanese, avvocata italiana specializzata in diritti umani e docente universitaria, ricopre dal 2022 il ruolo di Special Rapporteur dell’ONU per i territori palestinesi occupati. La sua figura è diventata un parafulmine per polemiche internazionali a causa delle sue posizioni nette:
Le accuse di antisemitismo: Il governo israeliano e diverse organizzazioni ebraiche l’hanno più volte accusata di parzialità e di aver utilizzato in passato termini riconducibili alla retorica antisemita (accuse che lei ha sempre respinto, distinguendo la critica alle politiche statali dal pregiudizio religioso).
Il bando da Israele: Nel febbraio 2024, il Ministero degli Esteri israeliano le ha formalmente vietato l’ingresso nel Paese dopo alcune sue dichiarazioni relative all’attacco di Hamas del 7 ottobre, giudicate dal governo di Tel Aviv come una giustificazione del massacro (Albanese aveva precisato di voler contestualizzare il conflitto, pur condannando le violenze).
Il rapporto “Anatomia di un genocidio”: Recentemente ha presentato all’ONU un rapporto in cui afferma che vi sono “fondati motivi” per ritenere che la soglia dei crimini di genocidio a Gaza sia stata superata, scatenando reazioni durissime da parte degli Stati Uniti e di Israele, che considerano le sue conclusioni distorte e politicamente motivate. Una periferia in fermentoMentre Jorit difende la sua libertà espressiva e il valore sociale delle sue “tribù” dipinte sui palazzi, il quartiere Barra si trova diviso tra chi vede nel murale un simbolo di resistenza e chi, come Fratelli d’Italia, lo ritiene un “veleno per il dibattito sociale”. La battaglia, ora, si sposta dalle bombolette spray ai tavolini per la raccolta firme.

