Nuova Direttiva acque reflue: l’appello di ANEA al Governo
ecologia
20 aprile 2026
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Nuova Direttiva acque reflue: l’appello di ANEA al Governo

Mascolo (ANEA) chiede al Governo una road map e un tavolo tecnico per attuare la Direttiva UE sulle acque reflue, superando ritardi e infrazioni attuali.
Ilaria Di Paola

Luca Mascolo, presidente di ANEA e dell’Ente Idrico Campano, lancia un appello sulla nuova Direttiva UE 2024/3019. Questa norma riguarda le acque reflue. In Italia serve una nuova strategia per gestire con urgenza una situazione critica. Mascolo ha evidenziato il forte ritardo italiano nell’attuazione delle norme vigenti. «Siamo al 56% di conformità depurativa contro una media europea del 76%», ha spiegato. Le quattro procedure di infrazione aperte costano circa 60 milioni di euro l’anno. Oltre 230 agglomerati sono ancora fuori norma. Mascolo ha poi aggiunto: «Non possiamo parlare di nuovi obblighi senza aver completato quelli esistenti».

I Nuovi Standard Europei

L’Europa ha imposto obiettivi molto ambiziosi per migliorare la qualità delle acque. Entro il 2035 è previsto il trattamento secondario per tutti i centri con più di 1.000 abitanti. Entro il 2039 si dovrà passare al trattamento terziario. Quest’ultimo serve a rimuovere nutrienti come azoto e fosforo. Infine, entro il 2045, è previsto il trattamento quaternario per eliminare i microinquinanti. Un obiettivo centrale è la neutralità energetica. Gli impianti dovranno produrre tutta l’energia che consumano.

 

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Le proposte

Per affrontare la nuova direttiva, Mascolo chiede una road map nazionale chiara. «Dobbiamo mettere in sequenza le priorità», ha affermato. Il primo passo è chiudere il gap sul trattamento secondario. Solo dopo si potranno affrontare gli obiettivi più avanzati. Per Mascolo non si può passare al quaternario senza aver completato il secondario.

Nel suo intervento, il presidente ha chiesto al Governo un tavolo tecnico permanente. Chi gestisce l’acqua sul territorio deve aiutare a scrivere le leggi di recepimento. Gli Enti d’Ambito non vogliono essere semplici “spettatori”.

Per l’attuazione servono circa 2 miliardi di euro all’anno. Si punta sulla Responsabilità Estesa del Produttore per coprire i costi dei microinquinanti. Chi immette sostanze inquinanti sul mercato deve contribuire ai costi di depurazione. In questo modo si evita che gli investimenti pesino troppo sulle bollette dei cittadini. Questo sistema è una priorità per garantire la sostenibilità economica.

Infine, resta il problema della frammentazione gestionale. Oltre 1.400 Comuni gestiscono l’acqua “in proprio”. Questo rende difficili i grandi investimenti. L’obiettivo finale resta il riuso delle acque depurate. Si tratta di una scelta fondamentale per contrastare la siccità.

«Abbiamo 15 mesi per scrivere un buon decreto», ha concluso Mascolo. Serve un confronto stabile con il Governo per colmare i ritardi. Questo è l’unico modo per attuare la Direttiva ed evitare nuove sanzioni.