Napoli, debutta il Campania Young Festival: 750 studenti protagonisti al Teatro dei Piccoli
Sarà il Teatro dei Piccoli di Napoli a ospitare la prima edizione del Campania Young Festival – Next Generation: “Tocca…
Il nome rimbalza sulla pagine social, nei bar e per strada. E’ il ricordo di quell’uomo semplice e impegnato che da ieri ha visto il suo cuore smettere di battere e lasciare in città il vuoto. Ottaviano piange uno dei suoi uomini più autentici. La morte di Gianni Sallustro, attore, maestro e fondatore dell’Accademia Vesuviana del Teatro e Direttore del Teatro Instabile di Napoli, ha scosso l’intera città e quanti lo conoscevano, lasciando un vuoto che non è solo culturale: è umano, intimo, quasi domestico. Perché Sallustro non era soltanto un artista.
Era un seminatore di anime. Un uomo semplice, capace di trasformare un palcoscenico in una casa e una prova in un abbraccio. Aveva 55 anni e non aveva mai lasciato la sua città, la sua casa di San Gennarello nonostante avesse calpestato i palcoscenici di tutto il mondo. La sua città, le sue radici, la sua gente erano la sua linfa. Per decenni ha formato decine di giovani, ma prima ancora di insegnare loro a stare in scena, insegnava a stare al mondo. A credere nella propria voce, a non aver paura del silenzio, a rispettare il pubblico come si rispetta un ospite.
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«Il teatro non è finzione», ripeteva, «è verità che si lascia guardare». E quella verità lui la incarnava ogni giorno, con passo discreto e sorriso timido, senza mai cercare applausi fuori luogo.L’Accademia Vesuviana, che aveva costruito quasi come un atto d’amore verso il suo territorio, oggi sembra più vuota. Le sue mura conservano ancora l’eco delle sue lezioni, dei suoi rimproveri affettuosi, delle sue risate improvvise.
A Ottaviano, Gianni era un punto fermo: un riferimento per chi sognava il teatro e per chi, semplicemente, cercava un luogo dove sentirsi accolto. Ha dato dignità alla cultura in un territorio che spesso deve lottare per difenderla.Anche Napoli perde un pezzo della sua anima teatrale. Il Teatro Instabile, che lui aveva contribuito a far vivere con coraggio e ostinazione, era il suo laboratorio di libertà: un luogo dove sperimentare, sbagliare, ricominciare. Dove il teatro tornava ad essere ciò che dovrebbe sempre essere: un atto di comunità. Oggi i suoi allievi lo ricordano con gli occhi lucidi.
Ognuno porta dentro una frase, un gesto, un incoraggiamento che Gianni ha lasciato in eredità senza mai vantarsene. Perché la sua grandezza era tutta lì: nella capacità di far crescere gli altri senza mai mettersi al centro. La sua scomparsa è una ferita che brucia. Ma è anche un invito. A continuare ciò che lui ha iniziato. A credere che il teatro possa ancora cambiare le persone, e che un maestro – un vero maestro – non muore mai davvero. Vive nei passi di chi ha imparato da lui a camminare. Gianni Sallustro se ne va così, in punta di piedi, come ha sempre vissuto. Oggi alle 16 l’ultimo saluto nella chiesa di San Gennaro a San Gennarello.