Elezioni a Sorrento, Fattorusso sfida Pinto per la fascia tricolore
La sfida per la fascia tricolore entra nel vivo a Sorrento a poche settimane dal voto: scende in campo Corrado Fattorusso, pronto a sfidare Ferdinando Pinto. Un ingresso che rompe gli equilibri e accelera una partita già avviata. Mentre resta aperta l’incognita decisiva delle valutazioni del Viminale.
Il candidato. Fattorusso, assessore del Comune di Sant’Agnello, si propone come alternativa in un contesto ancora segnato dalle vicende giudiziarie che hanno travolto la passata amministrazione. Nella sua squadra anche Ivan Gargiulo, ex consigliere del Pd. Le sue denunce hanno contribuito a far emergere il “Sistema Sorrento”. L’inchiesta sugli appalti pilotati che ha coinvolto politica, funzionari comunali, intermediari e imprenditori. Una scelta che punta a intercettare la domanda di discontinuità e trasparenza.
L’attesa per le decisioni del Viminale. La candidatura arriva in una fase delicatissima. Da un lato la costruzione delle liste in tempi stretti. Dall’altro l’attesa per le decisioni del Ministero dell’Interno e del Consiglio dei ministri sugli esiti della commissione d’accesso, che ha analizzato gli atti e in poche settimane ha prodotto la relazione al vaglio del Viminale. Secondo indiscrezioni, l’ipotesi più accreditata sarebbe quella di prescrizioni (pur confermando una diffusa “malagestio” nel Comune). Evitando lo scioglimento e consentendo il voto del 24 e 25 maggio.
Le inchieste in corso sul Comune. Uno scenario che si inserisce a un anno dal commissariamento seguito alle dimissioni di undici consiglieri, dopo l’arresto dell’ex sindaco Massimo Coppola per tangenti, e aggravato dall’inchiesta sugli appalti. Sul fronte opposto, Pinto ha giocato d’anticipo costruendo una coalizione e lavorando a un progetto già strutturato. Ora però dovrà confrontarsi con un avversario che punta a sparigliare le carte. La sfida si giocherà sulla credibilità e sulla capacità di interpretare la richiesta di cambiamento di una città reduce da mesi difficili. Intanto il tempo stringe. Liste da chiudere, alleanze da definire. E, soprattutto, il verdetto del Viminale ancora in sospeso.

