San Giuseppe Vesuviano | La morte di Giovanna resta un mistero, i familiari scrivono a Mattarella
Giovanna Bifulco Accardi
TRAGEDIA E SOSPETTI
21 aprile 2026
TRAGEDIA E SOSPETTI

San Giuseppe Vesuviano | La morte di Giovanna resta un mistero, i familiari scrivono a Mattarella

La missiva dello studio Legale Maior indirizzata al Capo dello Stato e al Guardasigilli Nordio
Andrea Ripa

San Giuseppe Vesuviano. A oltre vent’anni dalla morte di Giovanna Bifulco, il caso torna al centro dell’attenzione con un’iniziativa che punta direttamente ai vertici dello Stato. Lo Studio Legale Maior ha infatti inviato una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al Ministro della Giustizia. Sollecitando un intervento istituzionale su una vicenda che – secondo i familiari – non ha ancora trovato piena verità. La richiesta arriva per dei parenti della donna deceduta il 3 febbraio 2004 in una clinica del Vesuviano. Una morte che, sin dall’inizio, ha sollevato interrogativi mai del tutto chiariti. Nonostante un procedimento penale e diverse consulenze tecniche, il caso fu archiviato attribuendo il decesso a una “complicanza virale imprevedibile”.

Oggi, però, i legali riaccendono i riflettori su quella ricostruzione. Nella lettera inviata alle più alte cariche dello Stato, si parla di una vicenda giudiziaria “che si protrae da oltre vent’anni”. E che necessita di ulteriori verifiche. Solo pochi mesi fa, il 5 febbraio 2025, è stata depositata una nuova denuncia-querela presso la Procura della Repubblica di Nola per chiedere la riapertura delle indagini. Al centro della richiesta c’è la gestione clinica della paziente nei giorni precedenti alla morte. Secondo quanto ricostruito, Giovanna Bifulco avrebbe manifestato inizialmente sintomi influenzali. Entrando in contatto con personale sanitario senza però ricevere – sostengono i legali – un’adeguata valutazione medica.

«Riaprite le indagini sulla morte di Giovanna Bifulco Accardi»

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#SANGIUSEPPEVESUVIANO L'appellodei familiari, la donna morì nel 2004

Il quadro sarebbe poi rapidamente peggiorato fino a un’infezione generalizzata risultata fatale. Le consulenze tecniche, richiamate anche in precedenti iniziative della famiglia, avrebbero evidenziato profili di negligenza e omissione, tra cui controlli insufficienti e un inquadramento clinico ritenuto non adeguato. Elementi che, tuttavia, non portarono all’accertamento di un nesso causale diretto con il decesso, determinando così l’archiviazione del procedimento.

È proprio su questo punto che si concentra oggi l’azione dello Studio Maior. Ottenere una rivalutazione complessiva del caso, alla luce degli elementi già emersi e delle nuove istanze presentate. La lettera al Quirinale e al Ministero della Giustizia rappresenta un tentativo di richiamare attenzione istituzionale su una vicenda che, secondo i familiari, rischia altrimenti di restare senza risposte definitive. Parallelamente all’iniziativa giudiziaria, prosegue anche l’azione di sensibilizzazione avviata dalla famiglia. Con l’obiettivo dichiarato di evitare che casi simili possano rimanere impuniti. Una battaglia che, a distanza di oltre due decenni, non si è mai fermata. E che ora prova a riaprire un capitolo che sembrava chiuso.